Le fatiche di essere genitori si misurano ogni volta che devono scegliere cosa sia meglio per i propri figli. Scelte difficili per chi deve affrontare la violenza del bullismo, ma anche per chi si trova a educare un ragazzo o una ragazza che sono dalla parte dei cattivi. Scelte spesso, troppo spesso, compiute in solitudine. Per fare un passo avanti, per superare la cronaca, per dare un sostegno a genitori, insegnanti e ragazzi, abbiamo lanciato la proposta di inserire nell’orario scolastico le Lezioni di vita 4.0. Un messaggio in bottiglia, dicemmo, destinato a quanti volessero raccoglierlo per ricostruire l’educazione civile nell’era digitale. Per smettere di guardare al web come unica fonte di problemi dimenticando – come in una facile scorciatoia di auto assoluzione – che il problema nasce da noi. Affidato il messaggio, abbiamo scoperto di non essere soli. Abbiamo trovato iniziative che puntano allo stesso obbiettivo. Come quelle di molti sindaci che, in autonomia, stanno cercando di costruire la stessa nostra strada. Come il fiorentino Dario Nardella che, per primo, si è preso l’impegno dell’educazione civile nelle scuole del paese. A loro, a chi ha mosso le acque come abbiamo fatto noi, mandiamo un altro messaggio in bottiglia: uniamo le forze e trasformiamo le idee in realtà, la volontà in progetti.

Parlare di scelte e di lezioni di vita, però, oggi impone di riflettere su una vicenda crudele che, forse, poco interroga la scuola e il bullismo, ma ha molto a che fare con i valori e l’idea di mondo. È la vicenda di Alfie Evans. Alfie è andato avanti, è volato via. Il calvario suo e dei suoi genitori non può lasciare indifferente chi crede e chi non crede. Chi sceglie tra vita e morte? Noi, un tribunale o chi altri? Abbiamo visto legioni di sostenitori della "buona morte" battersi con forza per le proprie ragioni, per il diritto di poter scegliere se staccare la spina. Non se ne scorgono altrettanti a sostegno della scelta di vita. Perché questo chiedevano, in fondo, Tom e Kate, i genitori di Alfie. Perché di questo parla la vicenda del piccolo di Liverpool, prima ancora che di etica e di religione. Lo ha compreso un uomo dall’onestà intelletuale rara e preziosa come Beppino Englaro. Toccava ai genitori poter scegliere. Lo hanno compreso i milioni di persone che, in tutto il mondo, hanno assistito sconcertati a rifiuti kafkiani di fronte a richieste riassunte in due parole: amore e umanità.