Grande dev’essere stata la delusione di Luigi Di Maio nell’ascoltare la conferenza stampa tenuta a Roma dal presidente francese Macron. Tre giorni fa, il candidato premier pentastellato aveva giustificato la retromarcia sull’uscita dell’Italia dall’euro sostenendo che l’asse franco-tedesco è venuto meno e che pertanto non sono più necessarie soluzioni traumatiche. Un sogno seguito, ieri, da un brusco risveglio. Nonostante fosse a Roma per annunciare il potenziamento delle relazioni con l’Italia, Macron ha detto chiaro e tondo che l’intesa tra Francia e Germania era e resta «strutturale» e che ogni ipotesi alternativa è «semplicemente una perdita di tempo». Voilà, Di Maio è servito. Ma la delusione di Di Maio è nulla rispetto a quella di Renzi. Tra lui e Macron c’era un rapporto apparentemente profondo. Due leader giovani, trasgressivi rispetto alla cultura politica socialista, ambiziosi e arrembanti. Diversi incontri, l’ultimo il 21 novembre all’Eliseo, diversi attestati di stima reciproca, diverse misure di governo in comune. Poi Macron arriva a Roma e che fa? Fa l’elogio di Paolo Gentiloni e dice che spera di ritrovarlo premier anche in futuro. Per il segretario del Pd, che considera Gentiloni la causa della perdita di consensi del partito e che in cuor suo non si è ancora rassegnato al fatto che non sarà lui a guidare il prossimo governo, è stato un pugno nello stomaco. Anche perché, facendo implicitamente torto a Di Maio ed esplicitamente a Renzi, il presidente francese ha dato corpo agli auspici dell’establishment interno e internazionale: che i grillini non arrivino al governo e che non ci ritorni il rissoso Renzi. Perché ciò accada occorre che il centrodestra vinca le elezioni o che il Pd abbia voti sufficienti per costituire una maggioranza trasversale con Forza Italia e, forse, senza la Lega. Occorre dunque che il Pd vada bene alle elezioni. Oltre al capo della minoranza Orlando, anche personalità grossomodo renziane come Franceschini e Minniti ritengono che ciò accadrebbe se Renzi annunciasse che il candidato premier del Pd è Gentiloni. Stimano in un più 3% di consensi il valore dell’annuncio. Da ieri sembra pensarlo anche Macron.