Gli italiani – diceva Churchill – perdono le partite di calcio come fossero guerre, e perdono le guerre come se fossero partite di calcio. Così, nonostante tutti i guai che abbiamo, per l’intera giornata di ieri lo psicodramma nazionale è stato la sconfitta della Juventus. Non s’è parlato d’altro. Tuttavia, e questo neppure Churchill l’aveva intuito, gli italiani sanno anche trarre, dalle vicende del football, alcuni insegnamenti generali, perfino di politica. Uno me l’ha suggerito ieri il nostro grande Leo Turrini.

La sconfitta della Juve – sostiene Leo – dimostra che nel calcio, così come in politica o altrove, non c’è Superuomo che possa vincere da solo. Chi ha visto la partita ha già capito. Più che un Juventus-Lione, è stata un Cristiano Ronaldo-Lione. Ha segnato due gol, ha corso, tirato, incitato e forse anche sacramentato come diceva Gianni Brera, ma in un deserto. E così, nonostante CR7, la Juve è stata eliminata.

Ma, d’altra parte, sono due anni che la società più scudettata d’Italia ha investito tutto su di lui, cioè su un uomo solo, o meglio su un Superuomo. Ma le è andata male. Ora ha licenziato l’allenatore, il povero Sarri. Dovrebbe invece trarre da queste sconfitte un insegnamento generale, e cioè che di uomini soli al comando, nel calcio come nella vita, ce ne sono pochi; ma di uomini della Provvidenza che possano risolvere da soli i guai di una squadra di calcio, o di un intero Paese, non ce n’è neppure uno. Quelli che ci hanno provato, a incarnare il ruolo del salvatore della Patria, del duce, del leader maximo o del conducator, hanno anche avuto qualche successo, ma sono poi finiti male, qualche volta malissimo. Valga, tutto ciò, per quei politici che invocano i pieni poteri. Quando chiesero ad Andreotti che cosa avrebbe fatto se avesse potuto governare senza opposizione, egli rispose: sicuramente qualche sciocchezza.