Due scenari, entrambi poco tranquillizzanti, si sono aperti dopo la crisi di governo voluta dalla Lega. Il primo è stato quello di un Salvini solo al comando, con quei «pieni poteri» richiesti subito dopo la rottura con i Cinque Stelle. È uno scenario che gran parte del Paese non accetterebbe (e forse lo stesso Salvini lo ha capito, aprendo ora ai vecchi alleati). Per governare da soli, infatti, non basta la maggioranza assoluta dei seggi. Bisogna anche avere la capacità di rispettare gli sconfitti, e di farsi rispettare da loro: una capacità che ebbe, ad esempio, la Dc di De Gasperi, e che non ci pare abbia oggi la Lega di Salvini. 
Con un Capitano solo al comando avremmo una clima di tensione permanente, temiamo anche scontri di piazza tali da far rivivere all’Italia quel 1960 del governo Tambroni appoggiato dal Msi. Non sarebbe certo solo colpa di Salvini, ma anche di chi non sa accettare l’esito del voto: in ogni caso, sprofonderemmo in un clima quasi da guerra civile.
Ma anche il secondo – e opposto – scenario che si sta profilando in queste ore non lascia affatto tranquilli. Parliamo dell’ipotesi di un governo di legislatura – fino al 2023 – composto da Pd e M5S. Da un punto di vista formale sarebbe pienamente legittimo, visto che siamo in una repubblica parlamentare. Ma non è questo il punto. Anche un monocolore leghista – se Salvini ottenesse la maggioranza assoluta dei seggi – sarebbe pienamente legittimo. Non è questione di forma, ma di sostanza. E anche di verità, di corrispondenza con il sentimento degli italiani. Un governo Pd-M5S, dopo tutto quello che i due partiti si sono vomitati addosso in questi anni, puzzerebbe di pura operazione di potere e di espediente per evitare le urne; non sarebbe maggioranza reale nel Paese (non lo dicono solo i sondaggi: lo dicono anche le ultime Europee) e avrebbe contro tutte le regioni del Nord, cioè il motore dell’economia. Anche con questo secondo scenario avremmo quindi un clima quasi da guerra civile, anche se con modalità diverse. Aspettiamo a dire che se tutto va bene siamo rovinati: ma certo le premesse non inducono all’ottimismo. Occorrerebbe, da parte di tutti, una rinuncia al proprio interesse di bottega per il bene del Paese: ma questo forse non è neppure ottimismo, è illusione.