Altro che chiusi: i bar sono aperti ventiquattr’ore al giorno. Basta accendere la tv, o aprire un giornale, e non parliamo dei social: c’è sempre qualcuno pronto a pontificare su tutto, a spiegare come vanno i contagi, a prevedere come si svilupperanno e soprattutto a offrire la sua infallibile soluzione. In tv si parla della pandemia come al bar s’è sempre parlato di calcio: sono tutti commissari tecnici. E passi. Il problema è che di pandemia parlano come si parla al bar anche coloro che dovrebbero essere davvero commissari tecnici. Cioè i virologi, i biologi, gli epidemiologi, i consulenti del ministero e così via, tutti in una corale supercazzola a reti unificate.

Adesso pare che la misura sia colma e qualcuno si accorge che ci vorrebbe, soprattutto da parte degli uomini di scienza, un po’ più di prudenza.

Il casus belli è la storia della chiusura in zona Cesarini degli impianti sciistici. Il professor Walter Ricciardi, uno degli eperti del governo, l’ha sponsorizzata a gran voce venerdì sera a una trasmissione su Rai Tre e poi ripetuta a vari organi di informazione il giorno seguente, e quindi ancora auspicata, invocata e implorata per tutta la giornata di domenica. Fino a che, all’ora di cena della domenica stessa, il ministro Speranza ha accolto la proposta ordinando la chiusura. O meglio la non-riapertura, visto che gli impianti per lo sci erano già chiusi: tutti gli operatori del settore attendevano però l’annunciata riapertura e si erano organizzati raccogliendo prenotazioni e investendo quattrini. Invece puf, all’ultimo respiro è arrivato il contrordine.

Sarà anche vero che c’è un rischio di ripresa dei contagi, ma è questo il modo di comunicare? Il professor Ricciardi non avrebbe dovuto passare per le vie istituzionali, ministero e governo? Invece s’è fatto tutto prima a mezzo tv, come a mezzo tv lo stesso Ricciardi ha buttato lì l’ipotesi di un nuovo lockdown totale in tutta Italia, stile marzo dell’anno scorso. Motivo: le varianti preoccupano. Sarà senz’altro vero anche questo. Ma andate a riascoltare che cosa dicevano fino all’autunno scorso i virologi in servizio televisivo permanente: il virus non è mutato, assicuravano. Invece ora dicono che è mutato da mesi. Nessuno pretende l’infallibilità dalla scienza: ma un po’ di umiltà dagli scienziati.

Stefano Bonaccini, presidente della Conferenza delle Regioni, ha chiesto “una moratoria di dichiarazioni a mezzo stampa“. E Mario Draghi ha appena chiesto ai suoi ministri sobrietà nella comunicazione. Hanno ragione tutti e due. Tanto più se è vero che siamo in guerra. Quando le guerre erano una cosa seria, tacere bisognava e andare avanti.