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Editoriale

Così Madrid ci indica la via d’uscita

michele brambilla

È forse arrivato il momento di dire una serie di “basta“. Basta al bollettino quotidiano con il numero dei contagi: non è il termometro che può indicare lo stato di salute di un Paese. Basta con i tamponi a raffica, fatti anche agli asintomatici. Basta con i tracciamenti di persone che non hanno nulla ma che forse, chissà, sono stati a contatto, o comunque vicini, o nella stessa città o provincia. Basta isolare persone che stanno benissimo. Basta con la Dad: non si possono costringere a casa migliaia di bambini (e i loro genitori) solo perché un loro compagno, o la mamma o il papà di un loro compagno, ha un tampone positivo, magari debolmente.

Basta contare come "ricoverati Covid" coloro che sono stati ricoverati per tutt’altre patologie: ieri la Fiaso (Federazione italiana aziende sanitarie e ospedaliere) ha reso noti i risultati di un’indagine condotta negli ospedali di Bologna, Brescia, Genova, Roma, Avellino e Bari. Ebbene, il 34 per cento dei pazienti calcolati come Covid è stato ricoverato per tutt’altre patologie ed è risultato positivo al tampone al momento del pre-ricovero. Insomma sono stati ricoverati non per il virus, ma con il virus. Eppure quei numeri gonfiano le ansiogene statistiche ufficiali.

Analogamente, basta contare come morti di Covid persone che non sono morte di Covid. Basta con bollettini che non distinguono, fra chi è in terapia intensiva, i vaccinati dai non vaccinati. Questo elenco di “basta“ non viene da qualche matto negazionista, o da qualche troppo audace sostenitore del contagio collettivo per raggiungere l’immunità di gregge. È, al contrario, quanto ha in animo di fare il premier spagnolo, il socialista Pedro Sánchez, che in un’intervista a El País ha detto che questa ondata va trattata come una normale influenza. E l’ha detto perché tutti i dati confermano che per chi è vaccinato con tre dosi il tasso di letalità è lo stesso di quello, appunto, di un’influenza stagionale.

E qui viene da dire un ultimo “basta“: alle resistenze dei No Vax. Dicono che il vaccino potrebbe forse, chissà, un giorno, dare sgradevoli conseguenze? Ebbene: chi si è vaccinato, questo rischio l’ha accettato; chi non si vaccina non pretenda di non correre quello di finire in terapia intensiva per il Covid. Ma soprattutto non pretenda di tenere in ostaggio chi si è vaccinato ed è vittima della burocrazia da loro provocata.

Senza avere l’autorità né il potere di Sánchez, e molto più modestamente, questo giornale è da almeno due settimane che denuncia l’isteria collettiva che non ci fa capire che la situazione, oggi, non è quella di due anni fa. Basta, facciamo come la Spagna.

 

 

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michele brambilla