Il tempo del Coronavirus se ne andrà lasciandoci orfani di una generazione. Tanti, troppi dei nostri vecchi ci hanno lasciati. E qua dico una cosa brutta, da vergognarsi, un pugno nello stomaco (ma ogni tanto un pugno nello stomaco ci vuole): quante volte, in questi mesi, ci siamo “tranquillizzati” nel sentire l’Istituto Superiore di Sanità che ci “rassicurava” dicendo che l’età media delle vittime del Covid era di 80-81 anni. Come se avessimo pensato: va be’, noi che non abbiamo quell’età portiamo a casa più facilmente la pelle; e comunque chi muore di Covid in fondo ha vissuto a lungo.

Al di là del fatto che queste sono miserabili consolazioni, e anzi non dovrebbero essere affatto consolazioni, c’è da riflettere su quale sia lo sguardo che il mondo di oggi rivolge agli anziani. Lo spunto mi è venuto l’altro giorno, presentando con il cardinale Matteo Zuppi e altri relatori un libretto della Comunità di Sant’Egidio che s’intitola “Gli anziani e la Bibbia. Letture spirituali della vecchiaia” (Morcelliana).

"Gli anziani – scrive Andrea Riccardi – non hanno trovato posto nella nostra società, strutturalmente poco ‘amica’ dei vecchi". Anche la Chiesa, aggiunge, "ha pensato poco ai vecchi. La pastorale ha guardato ai giovani, vedendo in loro il futuro (…). La Chiesa spesso si è ‘ammalata’ della stessa mentalità della società: gli anziani, anche se numerosi, sono stati considerati un resto marginale, un problema da gestire...". Sarà perché la nostra società ha il mito dell’efficienza e della produttività, o forse sarà anche per altri motivi: sta di fatto che l’anziano oggi è spesso considerato un peso.

Non così era al tempo della Bibbia, si legge nel libro: "C’era rispetto per l’anziano, perché raro e considerato saggio, perché aveva molto vissuto, aveva esperienza di mondo e dei cicli della natura".

Mi permetto di aggiungere: anche al tempo dei miei nonni c’era più rispetto per gli anziani. Per noi bambini, e anche per noi ragazzi, i vecchi erano non solo un affetto infinito, ma pure la bussola per orientarsi nel cammino della vita. Oggi per i vecchi non c’è più posto neanche in casa: neppure nelle case che loro stessi avevano con fatica comprato ai figli. Certo la vita di una famiglia è molto più difficile che un tempo. Ma quanto abbiamo perduto. E lo dico sapendo che questa nostra “società” di oggi non è anonima: è fatta di singoli, me compreso.