Due grandi imprenditori – ieri Brunello Cucinelli, oggi Nerio Alessandri – ci dicono che dobbiamo smettere di avere paura, che dobbiamo rimboccarci le maniche e ripartire. Abbiamo deciso di intervistarli dopo che il nostro Massimo Donelli ci aveva mandato un bellissimo racconto (lo abbiamo pubblicato ieri) sulle fatiche di suo nonno e di suo padre, i quali con mille sacrifici gli hanno permesso di studiare e farsi una vita migliore della loro.

E’ il momento di ascoltare queste voci, perché c’è in giro troppa paura. Prima avevamo troppa paura del virus, adesso abbiamo troppa paura della crisi economica.

Nessuno nega che il lockdown ci abbia messo in ginocchio. Però, però due cose. La prima: il paragone fra due mesi di stop e cinque anni di guerra mondiale è una bestemmia. La seconda: adesso è passata, santo cielo, è passata. Alla faccia dei burocrati del ministero che all’inizio di maggio avevano previsto, per inizio giugno, 151mila ricoverati in terapia intensiva a causa delle riaperture, i ricoverati in quei reparti oggi sono poco più di duecento. Certi virologi in servizio effettivo permanente (e molto ben retribuito a ogni comparsata) continuano a fare del terrorismo, ma la realtà è che da quando abbiamo riaperto (lo dice uno che era favorevolissimo al lockdown) i contagi, ma soprattutto i ricoverati, sono continuamente e ininterrottamente calati.

Ci sarà una seconda ondata in autunno? È probabile. Ma che cosa dovremmo fare? Cercare di attrezzarci per farvi fronte e intanto lavorare, oppure stare immobili a piangere? Questa paura, questo terrore in un popolo che comunque, negli ultimi tre mesi, ha aumentato in modo considerevole il proprio risparmio personale, questa paura, dicevo, ci sta paralizzando. E sulla paura non si costruisce niente. Per questo abbiamo deciso di far parlare gli imprenditori: perché l’imprenditore è uno che sa di dover accettare dei rischi; e sa che senza fiducia non si va da nessuna parte.

Si cita spesso, in questi casi, Churchill: "L’ottimista vede opportunità in ogni pericolo, il pessimista vede pericolo in ogni opportunità". Parole sante, ma pensando che una sofferenza c’è stata e c’è ancora, trovo ancor più appropriate queste parole di Vaclav Havel: "La speranza non è uguale all’ottimismo. Non è la convinzione che una cosa andrà bene, ma è la certezza che quella cosa ha un senso indipendentemente da come andrà a finire".