Attilio Fontana, presidente della Regione Lombardia (ImagoE)
Attilio Fontana, presidente della Regione Lombardia (ImagoE)

Roma, 24 marzo 2020 - Sono giorni e giorni che il governatore della Lombardia, Attilio Fontana, accusa il governo di non prendere quelle misure restrittive di cui la sua regione - la più martoriata del mondo - avrebbe bisogno. L’ultimo attacco è arrivato ieri, dopo il decreto di Conte. Fontana dice che avrebbe dovuto essere più rigido, sul modello di quello che aveva preparato lui da Palazzo Lombardia. Ora, ci permettiamo di chiedere a Fontana, per il bene della sua regione, di smetterla con queste polemiche e di prendere esempio da quanto hanno fatto il suo collega (anche di partito) Luca Zaia e Stefano Bonaccini.

Intanto una premessa, anzi due. Prima premessa. Non è affatto vero che il decreto di Fontana è più restrittivo di quello di Conte. Al contrario. Fontana non aveva ordinato la chiusura delle attività produttive. Non aveva vietato di passare da un comune ad un altro. Non aveva vietato il ritorno nel proprio comune di provenienza. Non sono differenze da poco.

Seconda premessa: a dimostrazione che la polemica è sterile, c’è il fatto inconfutabile che ora Fontana ha tutto il potere di integrare le misure di Roma con le sue. Può aggiungere al decreto Conte quello che aveva previsto lui: ad esempio la chiusura di tutti gli studi professionali e le multe fino a 5.000 euro per gli assembramenti.

E qui vengo al punto. La Costituzione pone certamente dei limiti alle Regioni, ma riguardo alla "legislazione concorrente" concede loro potestà legislativa in molte materie, tra le quali la "tutela e sicurezza del lavoro" e la "tutela della salute". Per questo, i governatori possono decidere misure eccezionali laddove la situazione è eccezionale. Ad esempio: Bonaccini ha blindato manu militari il comune di Medicina e ha chiuso i supermercati la domenica. Il governo l’ha forse sconfessato? No.

Perché Fontana non ha mai voluto chiudere Bergamo e Brescia come è stata chiusa Medicina? E ancora: perché in Lombardia non si fanno i tamponi nemmeno a chi ha 40 di febbre e gravi crisi respiratorie? E nemmeno a medici e infermieri che lavorano con i malati di Covid-19? Perché? Abbiamo infinite testimonianze di questo scandalo.

Non si dia la colpa al governo. In Veneto, Zaia sta facendo tamponi a tappeto. E il Veneto non è un lazzaretto com’è ormai diventata la Lombardia. Basta polemiche presidente Fontana: in guerra - l’ha detto anche Berlusconi, suo alleato - si sta con il governo. E semmai si cerca di fare di più.