La Lombardia è la regione più colpita dal Coronavirus; l’Emilia-Romagna è la seconda. Sono (con il Veneto, terza più colpita) le regioni che trainano l’economia e sono anche fra le meglio amministrate in Europa. Il presidente emiliano-romagnolo, Stefano Bonaccini, ha appena rivinto con largo margine un’elezione difficile anche e soprattutto perché gli è stata riconosciuta un’eccellente capacità di governare. In Lombardia Attilio Fontana (solo in apparenza più low profile) guida una coalizione che governa da 25 anni: e ci sarà un motivo. E però queste due regioni ora che sono in difficoltà non posso essere lasciate sole.

E invece la realtà è questa. Quel moltissimo che finora s’è fatto in Lombardia e in Emilia-Romagna, lo si è fatto con risorse proprie e con il moltiplicarsi commovente dell’impegno di tutti gli operatori della sanità. Quando alcuni governatori avevano chiesto misure di prevenzione ben prima dell’inizio dei contagi, erano stati derisi quando non marchiati di “razzismo”. Poi, dopo il primo caso a Codogno, la Lombardia aveva chiesto misure che Roma ha prima negato e solo poi, tardivamente, autorizzato, per estenderle infine a tutta Italia. Non è il momento delle polemiche, hanno detto ieri il capo della Protezione Civile Angelo Borrelli e alcuni membri del governo.

Giustissimo. Ma non è, non può essere neppure il momento della burocrazia che frena a Milano la costruzione di un ospedale i cui costi sarebbero totalmente coperti dalla generosità di tanti privati; non è il momento delle incertezze e delle esitazioni che ancora impediscono - incredibilmente! - la proclamazione della Bergamasca come zona rossa.

L’Emilia-Romagna sembra reggere ancora l’urto dell’aumento dei ricoveri in rianimazione; la Lombardia fa sapere di essere allo stremo. Sono regioni popolate da gente abituata a darsi da fare e a risolvere i propri problemi senza aiuti dall’alto. Che siano almeno messe nelle condizioni di fare: e non che siano ostacolate da garbugli e gelosie. Non è una polemica: è un appello, anzi un grido. Per rifare il ponte Morandi a Genova c’è voluta una norma straordinaria che abolisse le norme ordinarie, cioè i consueti bastoni fra le ruote. Si faccia lo stesso, subito, per il nuovo ospedale di Milano. 
E magari, scusate il sassolino nella scarpa, non sarebbe male se il capo della protezione civile si facesse vedere qualche volta sul campo, ad esempio nella martoriata provincia di Bergamo.