Secondo una vecchia leggenda l’imperatore Carlo V, dopo avere avuto a che fare con i Sardi, li ebbe a definire "pocos, locos y mal unidos": cioè pochi, stolti (o peggio ancora pazzi) e divisi fra loro. In realtà, pare che a pronunciare l’ingeneroso e ingiusto giudizio sul popolo sardo sia stato Martin Carrillo, ambasciatore del re Filippo IV nel 1641, in un resoconto dall’isola inviato appunto al sovrano. Pare.
Quel che invece sembra certo è che quella definizione che non calzava affatto per i Sardi calza piuttosto, quasi alla perfezione, per i nostri politici. Dico "quasi" perché non mi paiono "pocos": ma locos y mal unidos direi certamente di sì.

Lo spettacolo che stanno infatti offrendo in questo momento difficile (non voglio usare il termine "drammatico") è un deprimente "tutti contro tutti". Ricordate i buoni propositi di inizio pandemia? I nostri politici giuravano che sarebbero stati una cosa sola contro il virus, per il bene del Paese. È durata poco. Pochissimo.
Non c’è nessuno che vada d’accordo con nessuno. Il governo prende provvedimenti, e l’opposizione prima diceva sempre no, ora promuove fra i sindaci di area raffiche di ricorsi al Tar. Ma perfino la maggioranza non va d’accordo con se stessa, come ha spiegato ieri, in questa pagina, Raffaele Marmo, e come risulta evidente oggi dall’intervista a Renzi che pubblichiamo a pagina 7. E non è tutto: lo scontro è anche fra potere centrale (il governo) e quelli periferici, le regioni, i cui presidenti hanno contestato questo ultimo Dpcm.

Ora. Premesso che la democrazia e l’opposizione è giusto che faccia l’opposizione eccetera, alcune cose vanno puntualizzate. E cioè che quando si contesta una misura, bisognerebbe proporne una alternativa. Questo giornale ritiene, e lo ha scritto, che il governo abbia gravi colpe: per non aver mai voluto davvero la collaborazione con l’opposizione, e soprattutto per aver buttato via sette mesi in cui poteva e doveva preparare meglio il Paese a una seconda ondata che era scontata.
Ma dall’opposizione ora vorremmo, più che ricorsi al Tar che rischiano soltanto di gettare il Paese nel caos, un vero piano alternativo a questo semi-lockdown: piano che finora non abbiamo mai visto. Quanto alle regioni, è singolare che a contestare queste parziali chiusure siano alcuni "governatori", come ora si fanno chiamare, che fino all’altro ieri accusavano Roma di non intervenire per chiudere tutto.
Insomma il sospetto è che stiano tutti pensando più ai sondaggi e alle future elezioni che non al bene degli italiani. E che quindi oltre ad essere mal unidos sono soprattutto locos, pazzi.