Il Parlamento europeo di Strasburgo (Dire)
Il Parlamento europeo di Strasburgo (Dire)

Roma, 12 settembre 2018 - La libertà di informazione è la condizione indispensabile di ogni democrazia liberale. La condizione indispensabile di un’informazione libera, indipendente e professionale è la libertà economica. Degli editori e delle loro imprese, dei giornalisti e degli autori che solo dalla remunerazione del loro lavoro possono trarre la forza per informare con correttezza, lealtà e onestà. Per questi motivi ciò che è in ballo oggi in Europa riguarda tutti. Oggi il Parlamento europeo dovrà votare la proposta di direttiva sui diritti d’autore nel mercato unico digitale: Direttiva che, tra le altre cose, prevede che le grandi piattaforme digitali che guadagnano dalla diffusione dei contenuti, remunerino chi li ha prodotti. Non solo editori e giornalisti, ma tutti gli autori: scrittori, musicisti, parolieri, poeti, artisti. Un argine, insomma, contro la potenza dei giganti del web e non un bavaglio alla libertà della Rete che con questa vicenda non c’entra nulla.

Non si fermerà l’innovazione, non finirà la Rete e non finiranno certamente i colossi che oggi dettano legge dai social ai motori di ricerca, non ci sarà censura. Più semplicemente una parte (minima) dei ricavi dei colossi di Internet ricompenserà il lavoro di chi produce i contenuti. Stupisce, al contrario, che chi è contro la direttiva sul copyright non si renda conto che invoca la libertà del popolo ma finisce oggettivamente per fare gli interessi dei titani del web. Quanto ai cittadini, la riforma del copyright non toccherà la possibilità di ciascuno di essere cittadini digitali – pubblicare blog, discutere sui social network, dire la propria – ma darà invece ossigeno all’informazione professionale. L’unica in grado di garantire a tutti la possibilità di essere cittadini informati e non vittime del medioevo delle fake news. Mai infallibile, per carità, ma mai anonima, regolata da leggi e norme professionali precise. A garanzia delle proprie responsabilità davanti all’opinione pubblica. È una battaglia, quella che si gioca oggi a Strasburgo, di libertà e civiltà.