Il presidente del consiglio Giuseppe Conte domani incontra la Cancelliera tedesca Angela Merkel dopo il bilaterale di venerdì scorso col presidente francese Emnanuel Macron. Dalla Merkel, almeno a parole, potrà ottenere un sostegno sul fronte migranti più robusto – e forse sincero – di quello (s)offerto da Macron. Ma alla Cancelliera è difficile, se non improbabile, che Conte possa strappare ulteriore flessibilità sui conti pubblici o passi in avanti sulla riforma dell’Eurozona che rompano l’ortodossia tedesca del rigore. Temi, al contrario, più cari a Macron e del tutto invisi a quel Fronte del Nord in buona parte potenziale alleato dell’Italia a far muro sui migranti. Stando così le cose si possono, al momento, trarre tre conclusioni. La prima: la politica europea si risolve da sempre nel ruolo che Francia e Germania si ritagliano per se stesse. Chi salutò Macron come l’uomo che poteva riequilibrare la guida tedesca dell’Ue non può che constatare che il motore europeo a due cilindri non è affatto ripartito. Per ora ci sono due leader su due motorini targati Francia e Germania che corrono per i fatti propri con l’ambizione, il primo, di dettare la linea sulla politica estera e la seconda sulla politica economica dell’Unione.

L'Italia – terza economia d’Europa e seconda manifattura – si trova nella miglior condizione di volgere la competizione tra Merkel e Macron a proprio vantaggio. Complici anche le scadenze elettorali del prossimo anno; i rapporti di forza nei governi europei a partire da quello di Berlino; la fine del quantitative easing e la scadenza del mandato di Mario Draghi; la determinazione di Trump sui dazi e le aperture alla Russia di Putin. Fatti che complicheranno lo scacchiere politico europeo. La seconda conclusione riguarda la distinzione tra ciò che costa e ciò che non costa. Sono i paletti entro i quali potrà muoversi realisticamente il governo: ciò che non costa, come la politica sull’immigrazione, ha margini di manovra politici. Ciò che costa – la politica economica – meno. Ma dai confronti e dalle alleanze internazionali ed europee su ciò che non costa possono saltare fuori concessioni su ciò che un costo ce l’ha e muove lo spread. Anche se azzardi sulla stabilità finanziaria avrebbero altri prezzi rispetto al blocco della nave Aquarius. Terza conclusione: la risolutezza del ministro Salvini sui migranti – piaccia o non piaccia – ha fatto saltare il banco e ridato le carte nel Vecchio Continente. Potrebbe pure avere salvato l’Unione europea. Da se stessa.