Non so quanti italiani abbiano visto, ieri pomeriggio, la conferenza stampa di Giuseppe Conte: penso pochi, sicuramente meno degli spettatori di altre conferenze stampa, quelle in cui l’allora premier dava le istruzioni per l’uso al tempo del Covid. Eppure, la conferenza stampa di ieri è quasi storica. Ha segnato la fine di un’epoca: quella dell’antipolitica
Forse Conte non se n’è neppure accorto (o più probabilmente sì: l’uomo è intelligente) ma ad un tratto, quando ha detto che è venuta l’ora della "politica con la P maiuscola", e ancora prima quando ha illustrato la necessità, per il M5s, di darsi una struttura da partito vero, ha seppellito un decennio abbondante di retorica.

M5s in ansia, il silenzio di Grillo su Conte

Breve riassunto della conferenza stampa in questione. Conte ha in pratica posto un ultimatum a Grillo: o accetta di fare il padre nobile, lasciando a lui il bastone del comando, oppure arrivederci e grazie. "Non sarò un capo dimezzato, non farò il prestanome di nessuno", ha detto ancora Conte, il quale evidentemente si sente cresciuto al punto da strappare la leadership al fondatore (e che fondatore, quanto a carisma e capacità di incantare gli italiani).

Detta così, potrebbe sembrare una delle tante divisioni che si vengono a creare all’interno di una forza politica. Ma in realtà, come dicevamo, ieri si è celebrato il funerale del sogno dei cittadini al potere senza partito (e in prospettiva senza parlamento): l’utopia della disintermediazione, insomma.

Infatti le parole più lucide udite nel corso della conferenza stampa le ha procunciate un giornalista (e iscritto al M5s) che ha detto a Conte: "Io penso che lei sia una brava persona e che sia stato un bravo premier: ma il programma che ha illustrato non c’entra niente con il Movimento Cinque Stelle. Lei ha parlato come un vecchio democristiano di sinistra".

È così, e sia detto senza alcuna offesa (anzi) per i vecchi democristiani. Conte ha da tempo smorzato gli estremismi del grillismo della prima ora, ne ha moderato i toni, e ora chiede che il movimento si organizzi sul territorio con le sue sezioni, che abbia una scuola di politica, una dialettica interna, dei congressi che incoronino il leader. Un partito, insomma. Uno di quei partiti che la furia iconoclasta dei vaffa day, e poi di tante altre piazzate, avevano preteso di spazzare via per sempre. E se anche Grillo e Conte ora dovessero trovare una mediazione, non cambierebbe la sostanza: il M5s sarebbe diventato un luogo dove si media. Un partito appunto.

Non poteva che finire così ed è anche meglio così. Ma l’importante è che gli italiani, d’ora in poi, quando sentiranno certi seduttori, abbiano la forza di rispondere: "Ccà nisciuno è fesso, guaglio’".