C'è troppo odio in giro. Lo si vede soprattutto sui social. E soprattutto da parte di chi oggi ha più di 40, 50, 60 anni. Giudizi sprezzanti, insulti gratuiti, rancore, livore. Lo sappiamo da tempo: è una delle malattie della nostra epoca. Ebbene: mi sono reso conto che un antidoto a questo odio, ma meglio sarebbe dire una lezione agli odiatori da tastiera, può venire sentendo parlare chi nella vita ha odiato al punto di uccidere; e chi quell’odio lo ha subìto. L’ho capito l’altro ieri a Parma, assistendo a un incontro organizzato dalla Cgil al quale hanno partecipato ex terroristi e figli delle loro vittime.

C'erano gli ex brigatisti rossi Franco Bonisoli e Adriana Faranda, i quali parteciparono, fra l’altro, al sequestro Moro; e c’era Agnese Moro, la figlia di Aldo. C’era Giorgio Bazzega, figlio del poliziotto ucciso nel 1976 a Sesto San Giovanni dal ventenne brigatista rosso Walter Alasia. C’era Manlio Milani, sindacalista che perse la moglie nel 1974 nell’attentato di piazza della Loggia a Brescia. E c’era Fiammetta Borsellino, figlia del magistrato ammazzato dalla mafia. Persone che si erano già incontrate, persone che si conoscono e si frequentano da anni, all’interno di un percorso che si chiama “giustizia riparativa”.

Chiariamo subito: tutto questo non c’entra nulla con il buonismo, che è una miserabile ipocrisia, e non c’entra neppure con il perdono, che invece è una cosa alta, troppo alta per essere banalizzata. È un cercare di capire il perché si è arrivati a odiare, ed è un cercare di capire quanto è distruttivo l’odio. È un cercare di ritrovare una persona, ogni persona, perché la vera giustizia non è buttare via la chiave. È un cercare di vivere, e non sopravvivere.

Molti hanno criticato questo genere di incontri, pensando che chi ha ucciso non abbia il diritto di parola. È un errore che ho commesso anch’io. Incontri come quello dell’altro ieri sono preziosi, in un periodo come questo, e le centinaia di studenti presenti lo hanno capito. "Pensavamo di stare dalla parte dei più deboli", ha detto Franco Bonisoli: "Ma la violenza crea solo violenza".

E Manlio Milani, un uomo che non ha mai ricambiato l’odio di cui è stato vittima: "Questi incontri servono per mettere al centro la parola violenza. Che cosa significa per la chi la subisce e per chi la opera". Aggiungo: oggi la violenza è solo nelle parole. Ma attenzione: anche allora cominciò così.