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Editoriale

Cari colleghi, attenti ai titoli sulle donne

michele brambilla
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Michele Brambilla

Avete presente la vicenda di Carol Maltesi, uccisa e fatta a pezzi? Carol Maltesi, i cui resti sono stati ritrovati in quattro sacchi della spazzatura domenica scorsa in Valcamonica? Bene. Ieri molti giornali hanno titolato, sia nella versione cartacea che in quella online, "uccisa e fatta a pezzi attrice hard", oppure "uccisa pornodiva", oppure ancora "uccisa regina del porno". E perché non si è titolato «uccisa ventiseienne»? Oppure "uccisa monzese", visto che era nata a Monza, o "uccisa varesotta", visto che stava a Sesto Calende, oppure ancora "uccisa giovane mamma", visto che aveva un bambino di sei anni? No: "attrice hard". "Pornodiva".

E sì: Carol Maltesi aveva cambiato lavoro, non faceva più la commessa, faceva l’attrice hard. Ma, appunto: "faceva", non "era". Era anche molte altre cose. Era innanzitutto una persona, una donna. Non può essere definita da una delle cose che faceva. Per lo stesso motivo, non si può definire "ladro" una persona condannata, anche in via definitiva, per furto. Si può dire che è colpevole di un furto, non che è "un ladro", perché è anche altro. Neppure un condannato in via definitiva per omicidio può essere chiamato "assassino": è colpevole di un omicidio, ma la sua vita, la sua persona, è anche altro.

Questioni di parole che pesano. Ma che quando c’è di mezzo una donna pesano ancor di più. E noi giornalisti spesso non ce ne rendiamo conto. Per noi ad esempio è normale, quando c’è un femminicidio, titolare "Uccisa per gelosia", oppure "Si era appena separata, l’ex marito la uccide". Ci sembrano titoli innocenti, fattuali: ma anche se non ce ne accorgiamo, fanno filtrare il sospetto che non dico qualche ragione, ma qualche motivo l’assassino ce l’aveva. E invece chi uccide non è un geloso, è uno che commette una violenza ingiustificabile, così come non può essere una separazione a provocare la furia omicida. Furia che invece viene da una violenza che a sua volta viene da una pretesa di possesso che ha radici lontane.

Non scrivo tutto questo per criticare i colleghi che ieri hanno fatto su Carol i titoli che dicevo all’inizio, anzi: scrivo perché ho memoria di quanto io stesso, per anni, non ho capito l’errore che si nascondeva dietro parole che anche a me sembravano neutre. È che nonostante i molti discorsi sui diritti delle donne, una vecchia mentalità (che aveva riscontro perfino nei codici penali: vedi adulterio e delitto d’onore) è ancora dura da sradicare. Carol non è stata uccisa perché faceva l’attrice hard, ma perché ha incontrato un uomo che ha commesso qualcosa di mostruoso.

 

 

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michele brambilla