Si sceglie oggi il candidato sindaco del centrosinistra per le prossime elezioni comunali di Bologna. Considerato che questa città - ad eccezione della vittoria di Giorgio Guazzaloca nel 1999, appunto un’eccezione - è sempre stata governata dalla sinistra, si può quindi dire che, con ogni probabilità, si sceglie oggi il nuovo sindaco di Bologna. Fra tutte le primarie del centrosinistra in Italia, queste sono sicuramente le più combattute, e la loro importanza va ben aldilà di Bologna. Per vari motivi, sono diventate un caso nazionale. Gli sfidanti sono due giovani: Matteo Lepore e Isabella Conti.

Il primo, assessore da dieci anni nella giunta Merola, di Merola è considerato da sempre il delfino. Un predestinato: o, forse, il predestinato. Cresciuto nel partito, è orgogliosamente di sinistra e non perde occasione per rimarcarlo, anche salutando con il pugno chiuso, quando ritiene che occorra. Di lui dicono che è bravo, serio, preparato (pregi). E che è molto schivo, fin troppo, al punto da essere chiuso, un po’ orso (difetti). Avendolo conosciuto, direi che è molto meglio di come lo si dipinge: e la sua riservatezza, in quest’epoca in cui molti confondono la politica con lo spettacolo e pure con qualche pagliacciata, è forse essa stessa un pregio.

Anche Isabella Conti è vittima di qualche pregiudizio. Il peccato più grave che le si rimprovera è quello di essere renziana: cioè espressione di un uomo che non gode di grandi simpatie. Ma Isabella Conti non è la candidata di Renzi. Cresciuta anch’essa nel partitone come Lepore (di cui era compagna di scuola), è sì passata con Italia Viva, ma a queste primarie arriva con un sostegno diverso e molto più ampio. Di lei dicono che ha fatto benissimo la sindaca di San Lazzaro di Savena, dove è stata riconfermata con l’80,84% per cento dei voti, e che ha avuto il coraggio di sfidare storici poteri bolognesi (pregi); ma che forse è ancora un po’ inesperta per guidare una città come Bologna (difetti).

I due se le sono date di santa ragione: ma non è affatto escluso (anzi) che chi perde collabori poi con chi ha vinto. Dicevamo che non è, questo, solo un affare bolognese. Perché Bologna è il capoluogo di una delle regioni più importanti d’Italia, ma soprattutto perché è stata per decenni un modello di buona amministrazione, ammirata in tutto il mondo. Chi la governerà, si porterà sulle spalle questo onore e quest’onere.