BABBO Natale non esiste e se esistesse vivrebbe a Rovaniemi, in Lapponia e non a Bruxelles o in altre capitali dell’Eurozona dove nessuno – finti amici o veri nemici – è in vena di regali a chi non sta alle regole. Non stupisce, perciò, che la commissione Ue abbia bocciato la manovra italiana e abbia posto le basi formali per l’apertura della procedura d’infrazione per deficit eccessivo. Da qui al fischio di rigore c’è spazio per quel dialogo auspicato sia dai commissari economici, sia dal governo ma finora interpretato dagli uni e dall’altro a colpi di “noi tireremo dritto’’. Non è solo questione di numeri, la domanda fondamentale è: da dove viene la crescita prevista dal governo e chi pagherà il conto? Domanda che si pone chiunque abbia a che fare con mutui, prestiti, fatturati, concorrenza, clienti, lavoro, pensioni, risparmi. Una buona parte di Italia, una buona parte di Pil, una buona parte di chi stavolta non ha comprato Btp Italia. Una buona parte di Nord. Il resto è spread.