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Alfie Evans, rispetto e dignità

L'Italia concede la cittadinanza al bimbo inglese a cui i giudici hanno deciso di staccare la spina

di PAOLO GIACOMIN
Ultimo aggiornamento il 24 aprile 2018 alle 10:29
La polizia presidia l'ospedale dove è ricoverato il piccolo Alfie (Ansa)

Alfie è italiano. Un atto d’amore per un bambino e di rispetto per la dignità con la quale Tom e Kate, i genitori, stanno dicendo al mondo che la vita non può appartenere alla decisione di un tribunale. Alfie non è più il "paziente inglese", è diventato un bambino al quale una legge italiana riconosce ciò che Oltre Manica non è sancito: il diritto a decidere di se stessi e, nel caso di minori, il diritto per i genitori a decidere per i propri figli. Senza che sia un giudice o un medico a stabilire chi, innocente, debba vivere o morire. La concessione della cittadinanza voluta dal governo Gentiloni, portata a Londra dai ministri Minniti e Alfano, innescato dalla richiesta di Giorgia Meloni, rende orgogliosi di essere italiani. È un atto – uno dei pochi di questi tempi – che racconta al mondo e a un’Europa vergognosa di sé – di cosa siamo fatti oltre le divisioni politiche, oltre l’etica e il credo religioso personale.

Siamo un popolo di persone che non vuole che a un bambino si stacchi la spina per sentenza contro il volere dei genitori, persone che non ritengono giusto sia il potere pubblico, su temi così delicati, a decidere al posto di chi solo può conoscere il dolore ultimo. Un padre e una madre che amano quel loro figlio fragile e vogliano viva per il tempo che gli sarà concesso. Questo paese si è diviso a lungo su questioni etiche cruciali, sul fine vita e sull’eutanasia. Sono casi molto diversi, anche se non meno delicati, di quello a cui stiamo assistendo. Da Eluana Englaro a Dj Fabo a interrogare la coscienza di tutti sono state situazioni nelle quali i malati, o i loro familiari, hanno chiesto di staccare la spina. Un dramma. Ma a Liverpool è accaduto qualcosa di diverso, con una crudeltà che orripila anche il laico più convinto. Tom e Kate vogliono Alfie. Da tutto il mondo, e dall’Italia in particolare, sono arrivate disponibilità ad accogliere e assistere il bambino ai massimi livelli della competenza medica e scientifica. Autorità morali e religiose hanno fatto sentire la loro voce. Inutilmente, nel deserto. Leo Longanesi diceva, sarcasticamente, che sulla bandiera italiana andrebbe stampato il motto: "Teniamo famiglia". È valido anche questa volta, ma senza l’acidità del sarcasmo e una volta tanto per non fustigarci: teniamo alle nostre famiglie. E Alfie ne fa parte. Sempre.

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