Predatrici di insetti, da affiancare allo zampirone per rendere più vivibili le cene estive all’aperto. Ma anche rimedi naturali contro l’asma, la tosse e addirittura le verruche. Le piante carnivore sono biorganismi che hanno abitudini alimentari uniche nel regno vegetale, dovute all’evoluzione in ambienti estremi. Crescono nel sottobosco delle foreste umide, ma anche in giardino o sul balcone di casa. Per questo una startup di giovani agricoltori padovani ha sviluppato un laboratorio di crescita in vitro, dove questi fiori killer possono maturare a una velocità da record rispetto a quanto avviene nella giungla, e in tutte le stagioni.

Si tratta di una tecnica sofisticata che, a partire da pochi frammenti di materiale genetico, può moltiplicare la pianta madre generando decine di cloni perfetti dell’originale. Nata da un’idea del biotecnologo Valerio Guidolin (nella foto in basso), Diflora è un laboratorio di propagazione in vitro di piante di interesse commerciale, che affianca alle tecniche standard di micropropagazione l’utilizzo di bioreattori innovativi per migliorare la programmazione delle produzioni e rendere il processo di clonazione semi-automatico. "Diflora – racconta Guidolin – è nata da un approccio molto idealista. Per tre anni, da hobbista, mi sono divertito a sperimentare come uno scienziato pazzo, ascoltando Shostakovich in sottofondo e riproducendo splendide varietà di vegetali in un barattolino sterile contenente acqua e nutrienti gelificati".

Le piante carnivore, fiore all’occhiello di Diflora, sono molto particolari dal punto di vista evoluzionistico e biologico. Si sono adattate a crescere in ambienti poveri di nutrimenti, imparando a procurarsi il cibo e sviluppando una forma di raffinata intelligenza. "Ad esempio la Dionaea, che è la classica pianta ‘con la bocca’ – spiega Guidolin – riconosce quando si è posato un insetto, attraverso dei peletti che recepiscono la stimolazione. Se il sensore è stimolato una volta sola, resta ferma in attesa. Se gli stimoli sono due nel giro di un minuto, scatta la trappola, che si chiude in meno di un secondo. Ogni 30 secondi circa, la ‘memoria’ viene resettata facendo ripartire il ciclo. Questo sistema è usato dalla pianta per evitare di chiudere le trappole quando non abbia ancora riconosciuto la preda: una chiusura selettiva per risparmiare energia".

Oltre alla produzione e commercializzazione di piante carnivore, Diflora svolge lavorazioni conto terzi per la moltiplicazione di varietà di tutti i generi, selezionate da vivaisti e produttori del settore. Tra i casi di successo del laboratorio, il luppolo, oltre 300 specie di piante ornamentali e molti tipi di orticole e frutticole. Il laboratorio inoltre può eseguire servizi di messa in vitro, conservazione di materiale genetico (banca del germoplasma) e di ricerca.

Gli effetti positivi sono molti, e non sono solo economici, prima di tutto c’è una questione ambientale, perché poter moltiplicare le piante in questo modo permette di salvaguardare le specie rare. Bastano pochi frammenti di materiale genetico per avere centinaia di copie identiche alla pianta madre, attentamente selezionata dall’agricoltore. In secondo luogo è molto importante l’aspetto fitosanitario: la normativa vigente è sempre più restrittiva per quanto riguarda la qualità delle piante commercializzate. Il laboratorio permette di avere la completa garanzia genetica, fitosanitaria (virus free, batteriosi e malattie fungine assenti) e una tracciabilità accurata, a partire dalla singola pianta di partenza. Aspetti chiave per qualsiasi azienda agricola che abbia selezionato un prodotto particolare e che abbia ambizioni di mercato a livello europeo.

I risultati positivi finora ottenuti da Diflora hanno suscitato l’interesse di produttori internazionali per testare protocolli su nuove specie vegetali, tanto che Cia-Agricoltori Italiani ha scelto Guidolin in rappresentanza del mondo dell’innovazione all’incontro che ha promosso lo scorso novembre al Parlamento Europeo sul miglioramento e l’evoluzione genetica delle piante a contrasto dei cambiamenti climatici.