Sono lo strumento finanziario del momento. Quello sempre più utilizzato dagli investitori – seppure con una quota ancora contenuta sul totale dell’industria del risparmio – e che, spiega Gabriele Bellelli (nella foto a destra), soddisfa almeno in parte le esigenze degli investitori obbligazionari rimasti orfani dei titoli di Stato con valori aggiunti come la garanzia del capitale e lo stacco di cedole periodiche.

Stiamo parlando dei certificati di investimento, chiamati anche “certificate” di cui Bellelli, trader ed educatore finanziario indipendente, ha curato la dispensa gratuita “Investire con i certificati di investimento” (tre capitoli, il primo disponibile da oggi) che possono scaricare e consultare tutti coloro che parteciperanno alla seconda edizione del seguitissimo percorso formativo gratuito di finanza online (YouFinance.it) curato da QN Economia & Lavoro e Traderlink che parte proprio oggi e si concluderà il 3 aprile all’Hotel Carlton di Bologna con il gran finale e l’interazione diretta con i relatori.

Seguendo un ricco calendario, da oggi fino a fine marzo è prevista la pubblicazione regolare online (su www.youfinance.it) del materiale didattico, composto da dispense chiare e ben impaginate, anche stampabili, video didattici sui singoli argomenti e webinar in diretta dai mercati. Guida come quella sui “certificate”? Ma di che strumento finanziario si tratta? «Sono un prodotto – risponde Bellelli – arrivato in Italia nei lontani primi anni Duemila e che è sopravvissuto allo tsunami finanziario del 2007-2008 ma che solo nel corso degli ultimi 4-5 anni sta prendendo sempre più piede all’interno del portafoglio degli investitori italiani».

La discesa del valore delle quotazioni e l’elevata tassazione sul mattone, ha diminuito in questi anni l’appeal dell’investimento immobiliare. Ma anche il porto considerato sicuro dei titoli di Stato e dei bond ha subito la stagione di tassi zero o negativi. Così, quello che, spiega Bellelli, si potrebbe definire il buon padre di famiglia, è andato alla ricerca di rendimento ed entrate periodiche (cedole). E tra le soluzioni alternative quella emersa maggiormente è rappresentata dai certificati di investimento. In particolare quelli a capitale protetto o a capitale condizionatamente protetto (argomenti del secondo e terzo capitolo delle dispense sui certificati mentre la prima fa una presentazione più generale dello strumento) che, diversamente dalle altre due tipologie (a capitale non protetto e a leva), sono, con gradi diversi di rischio, approcciabili dal piccolo risparmiatore. E considerabili come “una scialuppa, un’ancora di salvezza” dopo la fine dei Bot people.

I certificati, per definizione tecnica, sono strumenti “derivati e cartolarizzati”. La prima parola, osserva Bellelli, potrebbe spaventare un investitore perché evoca ribassi e rischi elevati. La seconda molti non sanno che cosa significhi. Ma non bisogna farsi prendere dall’irrazionalità e cancellare, come spiega sempre Bellelli nella dispensa, tutti i preconcetti negativi che si hanno sugli strumenti derivati che identificano un prodotto finanziario la cui quotazione (prezzo) “deriva” dalla quotazione di un altro prodotto a cui è collegato come un’azione o un indice azionario. Non solo: i derivati sono nati con la funzione di assicurazione per coprire un’operazione o un portafoglio dal rischio di ribasso. I certificati d’investimento quindi sono strumenti finanziari strutturati e derivati, negoziati sui mercati regolamentati, che vengono “assemblati” attraverso strategie composte con le opzioni e che, attraverso una gestione passiva, permettono di investire in un’attività finanziaria sottostante replicandone l’andamento, con o senza l’effetto leva.

Acquistare un certificato – che non ha soglie d’ingresso (basta anche qualche centinaio di euro) e per ridurne i costi è consigliato sottoscriverlo sul mercato secondario anche con il fai-da-te evitando così le maggiori commissioni collegate al primo collocamento sul mercato primario – significa comprare una strategia operativa realizzata attraverso le opzioni che, in base a come viene declinata, può assumere una posizione rialzista, ribassista o neutra sul mercato oppure può permettere all’investitore di ottenere un’entrata periodica (cedola) o un rendimento a scadenza (bonus).

I certificati quindi sono strumenti efficienti che possono e devono avere uno spazio in un portafoglio d’investimento tenendo anche conto, conclude Bellelli, della loro efficienza fiscale perché, a differenza di fondi o Etf, permettono di compensare le plusvalenze con le minusvalenze.