Un punto di osservazione di trincea sulla sicurezza informatica in Italia. Sì, perché Yarix ha a disposizione uno dei più evoluti cognitive security operation center del Paese. Che cos’è? Un bunker informatico dotato di misure di sicurezza fisica e biometrica di ultima generazione, basato su forme computazionali predittive e cognitive.

Attivo 24 ore su 24, grazie al presidio di un team di 27 esperti di sicurezza informatica, permette alle aziende di accedere a servizi della società in modo da rispondere all’evoluzione delle minacce e dei rischi. È necessaria, però, una premessa. Yarix è parte di Var Group e, in qualità di divisione dedicata alla sicurezza digitale, ha sviluppato soluzioni specifiche per imprese ed enti governativi, aziende sanitarie, scuole e università.

Var Group, società del gruppo SeSa (storica azienda dell’It nata negli anni ’70 a Empoli), controlla da dicembre il 100% delle quote della società di Montebelluna dedicata alla sicurezza informatica. Yarix, infatti, è stata la prima azienda privata in Italia ammessa al First, la rete di protezione globale che riunisce player come Nasa e Apple con l’obiettivo di contrastare le minacce emergenti. Se la protezione del patrimonio tecnologico, informativo e intellettuale di ogni organizzazione è diventata una necessità improrogabile, il centro rappresenta lo strumento più potente per contrastare le minacce cyber, attraverso avanzate funzionalità di intelligence e un approccio olistico alla sicurezza.

Per questo Yarix compila un report ogni trimestre con un approccio multidisciplinare e multilivello: la sinergia tra competenze informatiche e capacità in ambito legale ed economico amplifica la capacità di rispondere alla sfida della cybercriminalità, anche nella sua dimensione normativa e socio-economica. Curato dagli analisti del cognitive security operation center di Yarix, l’ultimo report realizzato si riferisce al periodo aprile-giugno 2019 e quantifica l’esposizione del sistema Italia agli attacchi del cybercrime, a partire da un punto di osservazione ‘di frontiera’. «La criminalità digitale punta ormai dritto al cuore delle organizzazioni: Ceo, direttori e le primissime linee delle aziende sono i nuovi ‘osservati speciali’ degli hacker, che ne studiano da vicino le abitudini di consumo online, il comportamento sui social, gli spostamenti tracciabili tramite device – spiega Mirko Gatto, Ceo di Yarix, divisione digital security di Var Group -. Le vite digitali degli ad diventano fonte preziosa di informazioni, sulla base delle quali costruire e distribuire email del tutto assimilabili a quelle normalmente inviate dal Ceo.

La vulnerabilità informatica dei vertici aziendali si somma così a quella dei dipendenti, in un combinato disposto capace di minare in maniera seria il business. Consapevolezza e gestione specialistica diventano, quindi, i requisiti imprescindibili per prevenire e arginare il rischio». Il centro nel secondo trimestre 2019 ha rilevato 15.331 eventi di sicurezza rilevati (+27,5% sul primo trimestre). Si tratta di possibili violazioni dei livelli di sicurezza informatica definiti da ciascuna organizzazione, tali da configurare una situazione di potenziale rischio. Rilevati invece 3.709 incidenti di sicurezza (+17% sul primo trimestre): si tratta delle situazioni più gravi, tali da pregiudicare l’utilizzo di asset aziendali, violare disposizioni aziendali o di legge, causare la perdita o la diffusione di dati. Dodici gli eventi critici: offensive particolarmente gravose in termini di rischio e impatti sull’infrastruttura digitale dell’organizzazione.