Roma, 14 luglio 2021 - È un'estate bollente per il lavoro. La fine del blocco dei licenziamenti imposto dal governo a causa della pandemia, il 30 giugno scorso (fatti salvo i settori del tessile e dell'abbigliamento e poco altro), ha accelerato le scelte delle aziende. E il conto dei lavoratori lasciati a casa rischia di aumentare velocemente. Sul tavolo del ministero dello Sviluppo economico, ad oggi, ci sarebbero 85 vertenze aperte, di cui 29 sono interlocuzioni di monitoraggio. Ma il numero potrebbe aumentare presto.

Il caso Whirlpool

A Napoli, Whirlpool ha rifiutato il prolungamento per altre 13 settimane della cassa integrazione previste dall'avviso comune siglato da Confindustria e sindacati, e ha avviato le procedure di licenziamento per 340 lavoratori. Si tratta di una vertenza che dura da oltre 2 anni, in cui la multinazionale statunitense è stata protagonista di un tira e molla, tra accordi temporanei, promesse di investimenti e progetti di riconversione mai davvero partiti. I sindacati, da parte loro, ricordano come in questo periodo a livello globale “Whirlpool abbia triplicato i profitti, realizzando 5 milioni di prodotti”, sottolinea Barbara Tibaldi, segretaria nazionale Fiom-Cgil.
Da parte sua, l'azienda replica che gli esodi volontari saranno incentivati e che i lavoratori potranno accettare un trasferimento nello stabilimento di Cassinetta di Biandronno (Varese), ma non offre altre alternative alla dismissione del sito. Sorpreso dell'accelerazione il governo che, col ministro dello Sviluppo economico, Giancarlo Giorgetti esprime “perplessità sull'irragionevole rifiuto di accettare la proposta delle 13 settimane di cassa integrazione. Così si danneggiano solo i lavoratori, che dovrebbero invece essere tutelati”.

I licenziati di Gkn

Un altro dossier caldissimo è quello della toscana Gkn, che proprio domani approda sul tavolo del Mise. In ballo ci sono oltre 500 famiglie, quelle dei 422 dipendenti della Gkn Driveline di Campi Bisenzio (Firenze), a cui si sommano un'ottantina di lavoratori in appalto che si occupano delle mense, delle pulizie, dell'impiantistica e della logistica. Venerdì scorso, queste persone – operai e dirigenti – sono state avvisate via mail dell'intenzione di chiudere lo stabilimento. La decisione, come spesso accade, è stata presa lontano dall'Italia, a Londra, dal fondo di investimento Melrose Industries, proprietario dello stabilimento che produce componenti per automobili e che, un tempo, era appartenuto alla Fiat. La beffa, spiegano sindacati e lavoratori, è che non si tratta di una fabbrica 'decotta', la Gkn realizza prodotti all'avanguardia, con un occhio ai nuovi veicoli ibridi ed elettrici, avrebbe il solo torto di non essere abbastanza profittevole per i conti inglesi. Da parte loro, i vertici ribattono parlando di “trend negativo strutturale e irreversibile”. La trattativa è appena iniziata.

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Alitalia e Air Italy

Sempre d'attualità la vertenza Alitalia. A giorni, ha annunciato il ministro dei Trasporti, Enrico Giovannini, arriverà il definitivo via libera dell'Unione europea a Ita, la newco che sostituirà la storica compagnia di bandiera. Ma, al di là della partita delle alleanze con un partner estero, ritenuto indispensabile, resta da risolvere la questione degli esuberi: i dipendenti, attualmente 11mila, potrebbero essere ridotti a meno di 5mila, un impatto che i sindacati vogliono assolutamente evitare. Nello stesso settore, uno dei più colpiti dalla pandemia, c'è anche il caso Air Italy: al momento i circa 1.400 licenziamenti previsti sono stati scongiurati grazie agli ammortizzatori sociali, ma la partita non è chiusa.

Elica e le altre

Tra le tante vertenze aperte, è salita recentemente alla ribalta quella di Elica, multinazionale leader delle cappe aspiranti. Il piano di riorganizzazione presentato l'altro giorno è lacrime e sangue: 409 esuberi su 560 totali dipendenti del comprensorio, chiusura dello stabilimento a Cerreto D’Esi e delocalizzazione del 70% delle produzioni effettuate a Fabriano, Cerreto e Mergo. Il prossimo tavolo di crisi al Mise è calendarizzato per il 21 luglio prossimo.
Tra Marche e Umbria si segnala la vertenza Indelfab di Fabriano (ex A. Merloni): i posti in ballo complessivamente sono 537 – di cui 275 a Fabriano, stabilimento di Santa Maria, e 262 in Umbria, stabilimento di Gaifana –: al momento si va verso altri sei mesi di cassa integrazione e le lettere di licenziamento non sono ancora partite.
A Piombino, i sindacati accendono i riflettori sulle acciaierie Jws Steel Italy (ex Lucchini), di proprietà della Jindal: il rilancio del polo siderurgico attende da troppo tempo. All'incertezza sul futuro dei 2.000 lavoratori del gruppo Jindal, proseguono Fim Fiom e Uilm, si aggiunge quella dei 500 di Liberty Steel e del suo indotto, destinato a fermarsi completamente senza una previsione di ripresa produttiva. Dopo oltre due mesi di presidio e un blitz a Roma, la convocazione al Mise è stata fissata per il 29 luglio.