di Andrea Gianni Manipolazione del mercato, ostacolo all’esercizio delle funzioni di autorità di pubblica vigilanza nell’operazione Vivendi-Mediaset, sfociata in una guerra. Sono i reati contestati al finanziere Vincent Bolloré e all’ad del colosso francese delle telecomunicazioni Vivendi, Arnaud de Puyfontaine, indagati dalla Procura di Milano che, dopo la denuncia del gruppo Mediaset, aveva aperto un fascicolo. La Gdf ha notificato loro...

di Andrea Gianni

Manipolazione del mercato, ostacolo all’esercizio delle funzioni di autorità di pubblica vigilanza nell’operazione Vivendi-Mediaset, sfociata in una guerra. Sono i reati contestati al finanziere Vincent Bolloré e all’ad del colosso francese delle telecomunicazioni Vivendi, Arnaud de Puyfontaine, indagati dalla Procura di Milano che, dopo la denuncia del gruppo Mediaset, aveva aperto un fascicolo. La Gdf ha notificato loro l’avviso di chiusura delle indagini preliminari, in vista di una eventuale richiesta di rinvio a giudizio. La società francese respinge le accuse, nega "qualsiasi irregolarità" e si scaglia contro "questa fuga di notizie che danneggia l’immagine delle persone interessate".

La società, tra l’altro, sta proseguendo la sua offensiva sull’emendamento “salva Mediaset“ o “anti-scalata“ con un ricorso alla Commissione europea contro la norma che dà all’Agcom il potere di evitare lo scongelamento dei voti del socio francese nel gruppo televisivo. Intanto la Procura accusa Bolloré di aver ingannato il mercato "contestando pretestuosamente la veridicità dei dati dell’accordo dell’8 aprile 2016 tra Vivendi e Mediaset per l’acquisto di Mediaset Premium".

Il finanziere e de Puyfontaine avrebbero diffuso informazioni "strumentali a far credere al mercato che il mancato adempimento del contratto" dell’8 aprile 2016 "fosse imputabile a una scorretta rappresentazione, da parte di Mediaset, della situazione economico-finanziaria di Mediaset Premium, laddove invece la mancata esecuzione delle obbligazioni contrattuali era stata programmata ab origine da Vivendi". Questa "scorretta informativa al mercato", secondo l’accusa formulata dal pm Silvia Bonardi, era "idonea a provocare una sensibile alterazione del prezzo delle azioni Mediaset".

I due indagati, inoltre, non avrebbero dichiarato al mercato e alla Consob di essere stati assistiti "in modo continuativo" da Mediobanca nell’operazione e non avrebbero comunicato l’intenzione di promuovere, nel 2016, la costituzione di una Newco formata da Telecom oltre che da Vivendi e Mediaset. Bolloré, infine, avrebbe posto in essere una condotta manipolativa anche sul titolo Premafin, propedeutica all’acquisizione da parte di Groupama di una partecipazione rilevante.