di Daniele Monaco

Rendere più sicura la produzione, automatizzare processi, potenziare canali digitali e marketing: sono le prime tappe della trasformazione digitale 4.0 intrapresa da un anno e mezzo da Vitec Imaging Solutions (Vis), che a settembre aggiungerà un ulteriore tassello con la telepresenza robotica. L’obiettivo sarà perfezionare ed estendere lo smartworking 2.0, inserendo due robot Double 3 di Double Robotics, in una sperimentazione con Beyond International, socità guidata dall’ad Luisa Bagnoli (nella foto al centro), partner per l’innovazione manageriale.

"Nel lockdown abbiamo attivato lo smartworking per i nostri dipendenti su scala globale, registrando un aumento di produttività – spiega Marco Pezzana, Ceo di Vis (nella foto in alto) –. Il 50% ha chiesto di continuare il lavoro agile anche nella fase 2. Per il rientro non si tratta di sostituire le competenze dei lavoratori con la tecnologia: concepiamo l’uso di Double 3 come il primo robot ‘per’ la persona e il principale ‘Kpi’ sarà la soddisfazione del dipendente".

Vis è la divisione del gruppo Vitec (quotato a Londra) che produce supporti e accessori per l’imaging, con marchi come Manfrotto, Joby, Lowepro e Gitzo. Nel 2019 ha fatturato 196,6 milioni di sterline sui 376,1 milioni del gruppo. Double 3, comandato da remoto, servirà per comunicare fra gli stabilimenti di Feltre e quello inglese, il buying center di Hong Kong e le funzioni centrali di operations. Nei primi sei mesi del 2020, Vis ha contribuito al 53% del volume di affari del gruppo, nonostante una contrazione del fatturato causata dal lockdown del retail. Al contempo, Vitec ha ridotto l’indebitamento di 1 milione di sterline (sceso a 107,4 milioni) mantenendo la capacità di investire su ricerca, sviluppo e possibili M&A.

"Abbiamo rivalutato l’operatività di gestione e, nonostante tutto, l’efficienza nei dipartimenti è aumentata, mentre in ambito commerciale abbiamo attivato nuovi canali – spiega Pezzana –. In tale contesto, Double 3 potrà agevolare la complessità legata allo smartworking: ad esempio avendo una riunione estemporanea o uno scambio di pareri, senza organizzare una videocall". Servirà ai manager per presentare prodotti a distanza, ai team leader per la supervisione, agli esperti di ricerca per monitorare i test, al customer service, all’amministrazione, ai clienti per visitare lo showroom e ai neoassunti per conoscere i team aziendali.

"Nel mercato odierno il capitale umano è un asset primario. Una sua gestione strategica insieme alla trasformazione digitale 4.0, possono consentire al Made in Italy di rimanere competitivo: noi stessi stiamo reimpatriando dalla Cina numerose linee di prodotto – osserva Pezzana –. Il Covid-19 è stata una doccia fredda sui mercati e ha abbattuto le barriere all’ingresso del digitale. Ora è possibile ripensare il futuro creando un vantaggio di medio-lungo periodo. In questo senso guardiamo anche allo smartworking in ottica strutturale, con l’obiettivo di ampliare il talent pool e arricchire le competenze aziendali".