Il danno per le aziende è incalcolabile e il governo sta lavorando ad alcune misure ad hoc per cercare di alleviare l’enorme contraccolpo sulle imprese della pandemia del nuovo coronavirus. Imprenditori e manager, però, devono tenere in considerazione anche gli aspetti legali di diritto del lavoro e di diritto commerciale per non ritrovarsi in situazioni spiacevoli. "In generale la situazione emergenziale ha già imposto da tempo ai datori di lavoro delle misure per garantire la sicurezza e la salute dei lavoratori – spiega Alessandra Ferroni (nella foto in alto a sinistra), partner diritto del lavoro, Gianni Origoni Grippo Cappelli & Partners – I datori di lavoro, almeno in una fase iniziale, sono stati lasciati soli ma spesso si sopperisce con il buon senso e con le buone pratiche alle carenze legislative".

Gianni Origoni Grippo Cappelli & Partners è uno studio legale internazionale, indipendente, leader nella consulenza e assistenza in tutti i settori del diritto d’impresa. Negli ultimi giorni sono arrivate numerose richieste in tal senso ai legali, tanto che lo studio ha deciso di creare una task-force sul tema: "Si possono individuare alcune cautele da mettere in pratica. Per prima cosa ci deve essere collaborazione con il servizio di prevenzione e il medico competente – aggiunge Ferroni – È necessario pensare a strumenti informativi per diffondere il più possibile all’interno della comunità dei lavoratori la consapevolezza delle caratteristiche del virus. Bisogna limitare o, meglio, vietare l’accesso alle aree comuni e dotare i lavoratori più esposti di dispositivi adeguati. Un altro strumento a cui ricorrere è il filtro all’ingresso e, in ogni caso, è necessario limitare il contatto dei dipendenti con persone esterne (es. fornitori, clienti). Si deve verificare se le persone che entrano in azienda possono essere a rischio, attraverso – ad esempio – questionari con domande mirate".

E, per quanto riguarda le limitazioni agli spostamenti, "si dovrebbero evitare trasferte e spostamenti non necessari, lasciando il più possibile a casa i lavoratori, adottando gli strumenti già previsti dalla normativa d’emergenza – continua Ferroni - Si può ricorrere, cioè, allo smart working o a un piano di smaltimento ferie. Ma sappiamo bene che alcune tipologie di lavoratori non possono fare a meno di andare sul luogo di lavoro".

C’è, però, anche il problema degli obblighi contrattuali che, in questa situazione, le aziende si trovano – malgrado la loro volontà – a non poter rispettare: "Le imprese, nel contesto attuale, potrebbero non essere più in grado di adempiere le obbligazioni contrattuali assunte o farlo entro i termini stabiliti – spiega Gabriella Covino (nella foto in alto a destra), partner diritto societario, fusioni e acquisizioni, Gianni Origoni Grippo Cappelli & Partners – I provvedimenti adottati negli ultimi giorni avranno con grande probabilità effetti sull’esecuzione dei contratti e comportare quella che il codice civile definisce impossibilità sopravvenuta di prestazione, che può essere temporanea o definitiva. Questa impossibilità viene giustificata da cause di forza maggiore. E un’epidemia (addirittura pandemia) come quella in atto, con importanti limitazioni agli spostamenti, ci sembra possa rientrare in questa casistica perché si tratta di un evento estraneo alla disponibilità del soggetto, assoluto, oggettivo, straordinario e imprevedibile".

Ma le imprese potrebbero ritrovarsi di fronte anche un’altra situazione: "La situazione attuale potrebbe essere rilevante, però, anche sotto il profilo dell’eccessiva onerosità della prestazione: quando per l’azienda diventa insostenibile dal punto di vista economico fornire la prestazione concordata con il cliente nel senso che l’esecuzione della stessa imporrebbe all’azienda un sacrificio che eccede la normale alea del contratto. Questa fattispecie, però, a differenza delle altre, va necessariamente accertata in giudizio. Questi a grandi linee sono i rimedi sulla base dei principi generali. Nei contratti nei quali vi sono clausole specifiche, bisognerà analizzare il tenore della clausola per stabilire quali siano nel caso di specie i possibili rimedi".