Nel tondo a sinistra Jean Christophe Labbé, gestore. del fondo Decalia Millenials
Nel tondo a sinistra Jean Christophe Labbé, gestore. del fondo Decalia Millenials

di Giuliano Molossi

Due mesi fa ha lasciato Goldman Sachs per approdare a Decalia. E la cosa, nel mondo dei fondi di investimento, ha fatto piuttosto rumore. Ma Jean Christophe Labbé, che vanta diciotto anni di esperienza nel settore, ha creduto nella società di gestione ginevrina guidata da Clement Maclou che, nel 2015, ha introdotto il primo fondo azionario che investe nella generazione dei millennials (Decalia Millennials). E della tematica dei millenials Labbé è un profondo conoscitore. Era rivolto alla generazione dei millennials, quelli che sono diventati maggiorenni nel nuovo millennio, il fondo che ha gestito con successo alla Goldman Sachs dal 2017. E prima ancora aveva lavorato dieci anni per ING e Merrill Lynch nel settore TMT (Tecnologia, Media, Telecomunicazioni). Oggi Labbé è il nuovo gestore del fondo Decalia Millennials di Decalia Asset Management. Nell’ultimo mese Decalia Millennials ha avuto una performance di +8,15% e negli ultimi tre mesi di +8,99%.

Dottor Labbé, il coronavirus e il conseguente lockdown in tutto il mondo, hanno cambiato la vita dei millennials? E come?

"Quello che è accaduto ha dato una buona visione della vita dei millennials. I nati fra il 1980 e il 2000 rappresentano 2 miliardi e mezzo di persone, sono già la generazione più numerosa al mondo e il loro impatto continuerà a crescere: entro dieci anni costituiranno i tre quarti della popolazione attiva. Eppure, negli ultimi due mesi, senza rendercene conto, abbiamo vissuto tutti come millennials, incollati al computer, al portatile o allo schermo del televisore, sempre collegati. Recentemente un corso di ginnastica online tenuto da Peloton ha visto la partecipazione di 23mila persone. Il cantante Travis Scott ha tenuto concerti sulla piattaforma di gioco online Fortnite che hanno visto la partecipazione di 27 milioni di persone. Zoom, di cui pochi di noi avevano sentito parlare, è passato da 10 milioni di utenti a 300 milioni in poche settimane. Per la prima volta abbiamo sentito due società come Amazon e Instacart annunciare l’assunzione di quasi mezzo milione di dipendenti".

E veniamo al mercato azionario dei millennials. Qui è successo un vero terremoto, o no?

"Diciamo che nella fase di lockdown si è aperto un abisso sul mercato fra i titoli della categoria B.E.A.C.H. (Booking, Entertainment, Airlines, Cruises, Hotels) che dall’inizio dell’anno hanno perso in media il 45% del loro valore, e i titoli della categoria ‘home alone’, un universo che comprende videogiochi, piattaforme di consegna takeaway, e-commerce, social network e streaming. Queste azioni, in un contesto molto difficile, hanno tenuto molto bene in Borsa dall’inizio dell’anno. Due cifre per dimostrarlo. Nel primo trimestre, quando lo S&P 500 ha perso il 25%, Netflix ha guadagnato il 15%. La sua rivale, Disney, ha avuto una spinta fantastica in quel periodo di lockdown e la sua piattaforma di streaming è passata da 26 milioni di abbonati che aveva all’inizio di febbraio a più di 50 milioni all’inizio di aprile".

E i millennials su cosa hanno puntato? E su cosa punteranno in futuro?

"Diventati maggiorenni l’anno in cui Lehman Brothers è fallita, i millenials hanno un approccio alla ricchezza radicalmente diverso da quello dei baby boomers, (quelli nati fra la fine della seconda guerra e il boom economico, n.d.r.) per i quali è sempre stato importante accumulare beni fisici, come la casa ad esempio. I millennials sono alla ricerca di nuove esperienze, le più arricchenti che ci siano. Tuttavia la crisi del mercato azionario delle ultime settimane ha severamente punito i titoli dell’economia dell’esperienza, un termine sempre più utilizzato per descrivere queste aspirazioni e le imprese che ne beneficiano".

Ad esempio, quali sono stati i titoli più penalizzati?

"In primo luogo quelli nel campo dei viaggi. Pensiamo alla Cina dove 400 milioni di millennials sono più ricchi dei loro genitori. E costituiscono la stragrande maggioranza dei titolari di un passaporto in un Paese in cui solo il 9% della popolazione ne è provvisto. E loro sono in prima linea nella trasformazione del turismo".

E nel mondo della finanza?

"La maggior parte dei millennials dubita che le grandi banche offrano un valore aggiunto. Il 58% di loro preferisce prendere in prestito denaro da amici o familiari piuttosto che rivolgersi a un istituto bancario. I millenials esprimono grandi perplessità sulle strutture esistenti e continueranno a rivoluzionare altri settori in futuro".