In “Comma 22” c’è un personaggio curioso. Mentre gli altri militari fanno la guerra, lui va nelle città che saranno liberate qualche settimana dopo e prenota i palazzi (e le ragazze) migliori. Noi, purtroppo, in questa emergenza non abbiamo avuto nessuno così previdente da mettersi a pensare a quello che si sarebbe fatto una volta deciso di chiudere con il lockdown. E così si va in ordine sparso. Anzi, di fatto il governo ha deciso di lasciar decidere alle Regioni: ognuna farà come gli pare. Diverso è il discorso sui soldi. Se anche solo la metà degli annunci fatti alla fine sarà onorata, è in arrivo un’ondata di denaro mai vista. Ed è giusto che sia così. Una quantità di persone e di attività sono state seriamente danneggiate da questa pandemia e lo Stato fa bene a spendere tutto quello che può per riparare in parte ai danni.

Sorgono solo un paio di problemi: il primo riguarda la velocità di queste provvidenze. È evidente che un conto è farle nel giro di un mese, un altro è andare fino a settembre o ancora più avanti. Il negozio o il ristorante che hanno avuto zero incassi, ma l’affitto e altre spese da pagare hanno un serio problema di cassa adesso. Fra tre mesi potrebbero anche essere ormai chiusi. In sostanza, se si interviene, bisogna farlo in tempi rapidissimi. La seconda questione riguarda le scartoffie. La burocrazia ha le sue regole, alle quali non rinuncia tanto facilmente. Regole che sono a presidio della regolarità delle varie operazioni. In genere questo comporta vagare da un ufficio all’altro per certificare cose che quegli stessi uffici già dovrebbero sapere. Per una volta si porrebbe anche soprassedere e premiare la velocità. Non è difficile. Per realizzare il Ponte Morandi a Genova lo si è fatto. La burocrazia sa essere malvagia. Ricordo che anni fa (spero che si siano corretti) per partecipare anche solo come ospite a una trasmissione dovevi compilare una dichiarazione con la quale giuravi di non essere un mafioso. Valore di tutte queste carte: zero. Eliminiamo almeno questa roba. Lasciamo a terra un po’di zavorra burocratica. Magari, allora, si riparte davvero.