BATTIPAGLIA (Salerno)

I FRUTTI più succulenti e le verdure più gustose, coltivati in angoli d’Italia che fanno della tradizione un punto di forza e, al contempo, espressione di una rivoluzione tecnologica già in atto. Sono la tutela del passato e la costruzione del futuro, in un settore peraltro nevralgico per l’economia del Paese, gli indiscutibili punti di forza di Op Armonia, il consorzio di produttori agricoli d’eccellenza che, sotto la guida dell’amministratore delegato Marco Eleuteri, festeggia ora i primi dieci anni di attività.

Eleuteri, dove e quando è cominciato il vostro viaggio?

«È dal 2009 che il nostro predecessore, Aop, si è trasformato nella attuale Op Armonia, con sede a Battipaglia, nel Salernitano, dove le prime due lettere stanno, non a caso, per organizzazione e produttori. Il fine ultimo del progetto, infatti, era aggregare sotto una sola etichetta l’offerta ortofrutticola di diverse piccole aziende del Centro-Sud, moltiplicandone le rendite e le vie di accesso al mercato».

Quali sono i vantaggi nello riunire sotto un solo marchio diverse nicchie produttive?

«Fare squadra, a tutti i livelli, significa prima di tutto aumentare la massa critica in sede di trattativa con la grande distribuzione, dove gli associati mettono insieme la maggior parte dei propri guadagni. D’altra parte, poi, consente agli attori coinvolti di mettere in campo un’offerta più variegata, oltre che di ottemperare in modo più semplice alle leggi in materia di controllo di filiera e sbrigare con maggiore agilità le questioni burocratiche e organizzative».

Numeri importanti dimostrano il successo di questa idea.

«Tra soci direttivi e membri delle cooperative con le quali lavoriamo, le aziende coinvolte sono ormai una cinquantina, attive su oltre mille ettari di terreni italiani e capaci di sviluppare un fatturato annuo complessivo di 25 milioni di euro».

Su quali territori è più forte la vostra presenza?

«Il cuore di Op Armonia, come ho detto, batte in Campania, nella Piana del Sele, ma la Puglia della Murgia Barese, la Piana di Sibari in Calabria, le valli lucane e la marchigiana Valle del Chienti restano per noi altrettanto importanti».

I prodotti di punta delle vostre filiere, invece, quali sono?

«La parte del leone, dal punto di vista quantitativo ma senza mai trascurare la qualità, la fanno certamente gli agrumi e, più ancora delle arance, le clementine, che negli ultimi anni hanno visto l’Italia subire pesantemente la concorrenza spagnola in primis, ma anche marocchina e israeliana. Poi, subito dopo, vengono le drupacee, in particolare pesche e nettarine, sia sferiche sia piatte».

Punte di diamante a parte, Op Armonia ha molte altre frecce al suo arco.

«Certamente, dai kiwi alle fragole e dall’uva alle ciliegie, passando per decine di altri frutti, tra i quali albicocche, kaki, angurie e meloni, e ortaggi, come verza, carciofi, peperoni e le innumerevoli varietà di cavolo».

Non trascurate nemmeno il comparto del biologico.

«Parliamo, in questo caso, di un settore in crescita esponenziale, nel quale le nuove pratiche agricole fanno la differenza e al quale contribuiamo fornendo le materie prime per insalate e insalatine pronte da gustare, spaziando dalla scarola al basilico, dalla rucola allo spinacino e dal radicchio alla lattuga».

Coltivare oggi, del resto, significa anche investire sempre di più su ricerca e sviluppo.

«Lo facciamo con costanza e, in questo senso, abbiamo privilegiato il primo, e finora unico in Italia, progetto di miglioramento varietale delle clementine, varato nel 2017 assieme al Crea e sul quale, in sette anni, investire o 400mila euro».