di Lorenzo Frassoldati

Le previsioni sulla vendemmia 2020 (in corso in tutta Italia) ci consegnano quasi inalterata la geografia produttiva del Belpaese enoico. Il Veneto (+1%) rimarrà la prima regione con 11 milioni di ettolitri, seguita da Puglia (8,5 milioni) ed Emilia-Romagna (7,7 milioni). Al quarto posto l’Abruzzo (3,4 milioni) sorpassa la Sicilia (3,3 milioni). Assieme le prime quattro regioni sommano i due terzi di tutto il vino italiano. Tra le principali aree produttive, segno più per Piemonte e Trentino-Alto Adige (+5%), Lombardia e Marche (+10%), Emilia-Romagna e Abruzzo (+7%). Calo della produzione invece in Toscana e Sicilia (-15%), Friuli-Venezia Giulia (-7%) e Puglia (-5%). Al 3 settembre era stato raccolto circa il 20% dell’uva.

I dati, contenuti nel dossier "Previsioni 2020" redatto congiuntamente da Assoenologi, Ismea e Unione Italiana Vini, disegnano una annata "con qualità delle uve buona se non ottima e in alcuni casi eccellente", per una produzione complessiva in linea con il 2019 (poco più di 47 milioni di ettolitri). Restiamo comunque i primi produttori europei (la Francia con 45 milioni di ettolitri e la Spagna con 42) seguono a ruota, anche se il primato davvero mai come quest’anno ci lascia insoddisfatti e perplessi. Infatti il tema è vendere tutto questo vino sui mercati internazionali visto che i consumi interni sono stagnanti.

L’ombra del Covid si allunga sugli scambi internazionali di vino (-11% a valore e -6% a volume nel primo semestre sul pari periodo 2019) e il nostro export, abituato ai record anno dopo anno, deve registrare una forte battuta d’arresto (-4% nei primi 5 mesi), sebbene inferiore a quella dei principali competitor. Per il presidente dell’Unione italiana vini (Uiv), Ernesto Abbona, "adesso diventa necessario sostenere la ripresa dei mercati e del nostro export con nuovi investimenti, aumentando per il prossimo triennio la dotazione dell’Ocm Promozione, orientando adeguatamente le risorse e iniziative del "patto per l’export" e utilizzando rapidamente i fondi avanzati dalle ultime misure del Governo a sostegno del settore, riduzione delle rese e distillazione di crisi". Il presidente di Assoenologi, Riccardo Cotarella insiste sulla ottima qualità delle uve "preludio di interessanti e ottimi vini. L’alta qualità sarà elemento determinante per affrontare e superare il difficile momento che il mondo del vino e in generale il sistema produttivo mondiale stanno vivendo a causa dell’emergenza Covid".

Dà sfoggio di ottimismo anche Raffaele Borriello, direttore generale Ismea: "Il settore vitivinicolo italiano ha dato prova di una straordinaria capacità di ripresa e resilienza riuscendo a reggere l’urto di questa crisi senza precedenti. Un sospiro di sollievo proviene sia dal cessato allarme dazi verso gli Usa, che sta invece penalizzando i nostri concorrenti francesi e spagnoli". Desta naturalmente preoccupazione la flessione sui mercati esteri, dopo 20 anni di crescita ininterrotta, e lo spettro di una recessione economica globale".