di Monica Pieraccini

Sarà una buona vendemmia, con vino di ottima qualità, ma a preoccupare il settore è soprattutto il mercato, fermo a causa del Coronavirus. È quanto emerge da un’analisi di Coldiretti Toscana sulle previsioni della vendemmia 2020.

La raccolta dell’uva parte in Toscana in leggero ritardo di qualche giorno, con una produzione di vino stimata attorno ai 2,4 milioni di ettolitri, in calo di circa il 5 per cento rispetto allo scorso anno, con punte fino al 15 per cento a causa della gelate di aprile e della siccità che in alcune aree fanno registrare una diminuzione delle rese. "Gli strumenti messi in campo dal Governo per sostenere il comparto, come vendemmia verde (che prevede la distruzione o l’eliminazione di tutti i grappoli non ancora giunti a maturazione, riducendo a zero la resa, ndr) e distillazione di crisi, misura per la quale sono stati stanziati 50 milioni di euro, non hanno prodotto gli effetti sperati", afferma Fabrizio Filippi (nella foto), presidente di Coldiretti Toscana. "Le vendite di vino italiano nel mondo sono in calo del 4 per cento nel 2020, con una storica inversione di tendenza che non ha precedenti negli ultimi 30 anni a causa delle difficoltà registrate dalla ristorazione in tutto il mondo per l’emergenza Coronavirus". "Da qui la nostra richiesta – prosegue il presidente di Coldiretti Toscana – di attivare con urgenza indennizzi a fondo perduto per gli imprenditori del vino, tutte le necessarie semplificazioni, una modulazione dell’Ocm vino che destini le risorse 2020 e 2021 alle cantine per il potenziamento dello stoccaggio, per rispondere alla filiera del vigneto in modo coerente". In Toscana la superficie vitata è pari a circa 60mila ettari, con una produzione totale di vino di oltre 2,6 milioni di ettolitri. Di questi, la quota di vini rossi e rosati è pari all’85 per cento e quella di vini bianchi è del 15 per cento. "Gran parte di questi numeri – sottolinea Filippi – sono legati ad una viticoltura di qualità ed eroica alla quale non si può rispondere con i paradigmi della sola vendemmia verde o distillazione".

Secondo i dati di Cantina Italia dell’Ispettorato centrale repressione frodi (Icqrf) del ministero delle Politiche Agricole, le giacenze di vini Dop, Igt e varietali toscani al 29 luglio di quest’anno sono pari a 5,2 milioni di ettolitri. Un andamento negativo causato dall’emergenza Coronavirus che ha penalizzato la Toscana, regione che si fregia di 11 vini Docg, 41 vini Doc e 6 vini Igt, con un valore delle esportazioni di 2 miliardi di euro. A pesare sulla mancata vendita dei vini di qualità è stata la chiusura forzata di alberghi, agriturismi, bar, e ristoranti, sia in Italia e anche all’estero. "Forte è il calo delle esportazioni, aggravato dalle difficoltà logistiche e della disinformazione", chiarisce il presidente Filippi.

La vendemmia 2020 in Italia è influenzata anche dalle misure di sicurezza anti contagio e dalle difficoltà di spostamento degli stagionali agricoli stranieri, che, spiega Coldiretti, in passato contribuivano in modo significativo alla raccolta delle uve. Infatti il necessario vincolo della quarantena per i Paesi più a rischio ha frenato gli arrivi di lavoratori dall’estero e in questo contesto almeno 25mila posti di lavoro occasionali tra le vigne potrebbero essere disponibili per la vendemmia se si procedesse, suggerisce Coldiretti, ad una radicale semplificazione del voucher ‘agricolo’. "In Toscana le difficoltà di ingaggio di manodopera straniera – spiega il presidente – ha innescato un positivo ritorno alla terra dei lavoratori italiani, perché nelle campagne saranno impegnati nelle attività vendemmiali soprattutto operai agricoli locali. Per questo è vitale la tempestiva e radicale semplificazione dei voucher in agricoltura", conclude il presidente Filippi. Per promuovere quello che da sempre è un prodotto di eccellenza del nostro Paese, Coldiretti ha nel frattempo lanciato a livello nazionale la campagna #iobevoitaliano. L’obiettivo è promuovere gli acquisti, anche se contestualmente sono necessari, dice l’associazione di categoria, "massicci investimenti pubblici e privati" per la ripresa delle esportazioni del vino italiano, e un "piano straordinario di comunicazione" per un prodotto che "rappresenta da sempre all’estero un elemento di traino per l’intero Made in Italy, alimentare e non".