Le vendite di vino italiano all’estero arrancano, con un’inversione di tendenza che non ha precedenti negli ultimi trent’anni: l’export segna un -4% (elaborazione Coldiretti sui primi 5 mesi dell’anno), dovuto anche agli effetti del lockdown su mercati come Cina e Regno Unito. Ma intanto è partita la vendemmia in tutta Italia e la campagna 2020, per quanto in flessione a...

Le vendite di vino italiano all’estero arrancano, con un’inversione di tendenza che non ha precedenti negli ultimi trent’anni: l’export segna un -4% (elaborazione Coldiretti sui primi 5 mesi dell’anno), dovuto anche agli effetti del lockdown su mercati come Cina e Regno Unito.

Ma intanto è partita la vendemmia in tutta Italia e la campagna 2020, per quanto in flessione a livello di volumi, prevede una produzione vicina ai 45 milioni di ettolitr. E anche se si conferma l’alta qualità (il 70% della produzione tricolore sarà destinato a vini Docg, Doc e Igt), le criticità non mancano.

Molte sono conseguenza diretta del cataclisma generato dal virus, benché si riflettano sulla burocrazia.

La Cia-Agricoltori italiani punta il dito sul fisco 4.0 e sullo smart working degli uffici territoriali dell’Agenzia delle entrate, a causa dei quali servono 15 giorni – sostiene l’associazione – per dotare di codice fiscale i lavoratori stranieri. Negli anni passati, spiega la Cia, "bastava un’ora per sbrigare la pratica" Insomma le imprese agricole dopo aver presentato via e-mail la modulistica precompilata devono aspettare tempi troppo lunghi per il rilascio del codice, essenziale all’assunzione dei braccianti esteri per un regolare rapporto di lavoro.

"La lunga procedura – spiega Cia – non ha riscontri con il passato e suscita molti dubbi sull’efficienza delle piattaforme digitali della Pubblica Amministrazione".

Anche Coldiretti lancia l’allarme sul problema degli stagionali, bloccati nei Paesi d’origine dalle misure anti Coronavirus. E già nelle settimane scorse l’associazione degli agricoltori aveva chiesto al ministero della Salute di dare la possibilità alle aziende agricole di effettuare i tamponi ai lavoratori rumeni e bulgari.

Per Coldiretti, però, è necessaria anche la semplificazione del voucher ’agricolo’, che permetterebbe di sbloccare almeno 25mila posti di lavoro occasionali tra le vigne.