Daniele Vaccarino (ImagoE)
Daniele Vaccarino (ImagoE)

Roma, 24 aprile 2019 - "In poco più di 7 anni la quantità di credito erogato dalle banche al sistema produttivo è calata di quasi 1/4. E non si intravede un’inversione di tendenza. Il bollettino mensile della Banca d’Italia ha registrato per febbraio l’ennesima contrazione dei prestiti. Ma senza credito non c’è ripresa. Facendo l’imprenditore e, soprattutto, per il mio ruolo nel sistema associativo ascolto tutti i giorni un gran numero di colleghi". Lo assicura il presidente nazionale Cna, Daniele Vaccarino.

Presidente, la stretta creditizia davvero non si è affievolita?

"A dicembre 2011 lo stock dei prestiti alle società non finanziarie ammontava in Italia a quasi 995 miliardi. A febbraio di quest’anno era calato sotto i 757 miliardi. Fa il 24% in meno. Certamente peggiorano la situazione i nuovi processi di regolamentazione dell’intermediazione creditizia, che producono effetti negativi sull’accesso al credito delle imprese. Un dramma".

Perché?

"Senza credito non ci sono investimenti, non si cresce, non si compete. La carenza di credito rischia di far perdere pezzi consistenti del sistema produttivo italiano".

Ma non è, forse, la dinamica dei finanziamenti a seguire quella degli investimenti? C’è poco credito perché ci sono poche richieste, pochi progetti, pochi idee?

"Poteva essere un’ipotesi. Ma per la prima volta a mia memoria sta accadendo un fatto che la contraddice: le strade dell’andamento dei prestiti al sistema produttivo e del Pil si sono divaricate. Alla crescita del Pil che procede lenta da alcuni anni, si contrappone l’arretramento consistente dei prestiti. Nel 2018 a fronte di un incremento del Pil dello 0,9%, l’erogazione dei prestiti è diminuita del 6,7%. A patire di più sono le imprese artigiane, la gran parte cioè del sistema produttivo. Lo stock di credito di cui godevano le piccole imprese a dicembre 2011 è calato del 32,4% mentre è diminuito del 20,2% quello delle grandi imprese".

Forse prestare soldi alle piccole imprese è più rischioso?

"Assolutamente no. Tra dicembre 2011 e dicembre 2017 l’importo delle sofferenze delle grandi imprese è cresciuto del 70,3%. Le piccole si sono fermate al 31,1%".

Non è che gli imprenditori italiani siano eccessivamente banco-centrici?

"Non nego che in parte sia vero. Ma i numeri delle alternative al credito tradizionale nel nostro Paese rimangono striminziti".

Cosa propone di fare la Cna?

"Cercare di rendere gli strumenti finanziari adeguati alle necessità del nostro sistema produttivo. Per il credito bancario, bisogna rendere proporzionale l’applicazione delle regole di vigilanza alle dimensioni delle imprese e al rischio per le banche. Va riattivata una relazione virtuosa tra mondo produttivo e banche. È necessario che lo Stato favorisca l’accesso al credito di imprese, artigiani e piccole imprese. Va bene aver completato la riforma del Fondo di garanzia per le Pmi, mirata ad allargare la platea di soggetti che accederanno al Fondo e al credito".

Ma...

"Ma va malissimo, come si tenta di fare con il Decreto crescita, togliere alle Regioni il potere di regolare in autonomia l’accesso alle garanzie pubbliche. Soprattutto va sostenuto e valorizzato il ruolo dei Confidi che per tanti anni sono stati lo strumento di garanzia più utile per l’accesso al credito di artigiani e piccole imprese" .