di Achille Perego

Non capita sempre nel mondo della finanza di trovare una donna al vertice di una banca o di una compagnia d’assicurazione. "Eppure, se si ragiona con i valori della meritocrazia, le donne si dimostrano più brave, coraggiose, innovative". Il coraggio, ma anche la disponibilità al sacrificio richiesto da chi, per fare carriera, deve riuscire a coniugare lavoro e famiglia (marito e un figlio oggi grande) lo ha mostrato Giovanna Gigliotti (nella foto tonda a sinistra), amministratore delegato di UniSalute (gruppo Unipol), la compagnia leader in Italia nella sanità integrativa con oltre 8 milioni di assicurati. Dopo la laurea in Giurisprudenza, Giovanna, calabrese di origine e bolognese di adozione, entra nel gruppo Unipol dove da ottobre 2017 diventa direttore tecnico Danni e Sinistri di UnipolSai e a settembre 2019 aggiunge la guida di UniSalute. Un incarico che di lì a qualche mese avrebbe comportato l’impegno di affrontare qualcosa di imprevisto: la pandemia da Covid-19.

Che lezione ha dato in questo anno il Coronavirus agli italiani?

"Tanta paura per una emergenza che, con la seconda ondata di contagi, purtroppo non è finita".

E alle compagnie di assicurazione?

"La consapevolezza che non possono più muoversi con i tempi del passato. La pandemia ha fatto emergere infatti il bisogno – sia per il Sistema sanitario pubblico sia per quello privato – di prestazioni erogate con modalità innovative e più veloci".

Prestazioni che il Covid-19 ha bloccato.

"Senza il contributo della sanità privata non sarà possibile recuperare l’enorme arretrato che si è accumulato tra marzo e maggio scorso mentre non è ancora calcolabile l’effetto di questa seconda ondata. In primavera la pandemia ha comportato la sospensione di oltre 12,5 milioni di esami diagnostici, 20,4 milioni di esami del sangue, quasi 14 milioni di viste specialistiche e oltre 600mila ricoveri. E gli esperti già ci dicono che l’anno prossimo avremo purtroppo un sensibile aumento di patologie oncologiche conclamate".

L’Italia soffre di uno storico gap con gli altri Paesi per l’ancora bassa adesione ai piani di sanità integrativa. Il Covid-19 ha accorciato queste distanze?

"La pandemia ha accentuato la consapevolezza sull’importanza di avere una copertura sanitaria integrativa che oggi riguarda solo 13 milioni di italiani, in gran parte attraverso il welfare aziendale. Del resto le compagnie, in particolare di fronte alla pandemia, hanno evidenziato il loro ruolo sociale che si manifesta anche nel ventaglio di prestazioni che si affiancano a quelle statali, per garantire visite specialistiche in tempi ragionevoli e soprattutto per offrire opportunità alternative rispetto all’offerta del Ssn. Grazie anche a questo nuovo contesto le assicurazioni possono cogliere una grande opportunità e possono ancora di più continuare a esercitare la loro funzione di protezione delle persone: lo stress test dovuto al Covid-19 ha imposto a tutti noi la necessità di raccogliere immediatamente le istanze di sicurezza e protezione espresse dai nostri clienti e di offrire quindi soluzioni tempestive e innovative".

Quali sono quelle offerte da UniSalute?

"Già a partire dall’8 marzo abbiamo esteso gratuitamente a tutti i nostri assicurati il teleconsulto Covid H24 con la centrale di assistenza di Unisalute".

Quali sono oggi le nuove sfide dettate anche dalla pandemia?

"Chiave di volta del processo di riavvicinamento dei cittadini con il sistema pubblico-privato della salute è l’innovazione e quindi la digitalizzazione. Una tappa fondamentale è lo sviluppo della telemedicina, che viene proposta con le nostre polizze, con la possibilità del video-consulto specialistico con a scelta 20 branche della medicina. Ma la sfida nostra e del settore sarà quella di rendere maggiormente diffusa e fruibile la sanità integrativa con prodotti specifici – penso alla prevenzione o alle cure odontoiatriche – e a minor costo grazie anche all’aumento degli assicurati. Già oggi si può offrire un’alta copertura sanitaria integrativa con un premio di 100-120 euro all’anno ma solo all’interno del welfare aziendale rispetto ai 1000-1200 di una polizza privata".

La sfida è anche quella di vedere più donne al comando…

"Purtroppo per raggiungere alti livelli di responsabilità le donne devono lavorare come gli uomini e il contesto sociale, che vede ancora un modello maschile e una mancanza di sostegni esterni adeguati per le mamme, basti pensare agli asili nido, spesso costringono molte donne a rinunciare alla carriera per la famiglia. Anche per me non è stato facile ed è servita molta determinazione".

Anche a vincere il pregiudizio maschile?

"Devo dire che in Unipol non ho mai avuto questa percezione. A volte mi è capito di vedere qualche collega maschio essere promosso qualche anno prima di me, ma sulla distanza ho ampiamente recuperato".