Bruno Villois Il nuovo lockdown è decollato, mentre la visione politica di un futuro di breve e medio termine non è stata neppure abbozzata. Governo, maggioranza e opposizione tergiversano e neppure il piano per utilizzare le immense risorse del Recovery Fund è stato ipotizzato. Intanto le entrare pubbliche languono e i cosiddetti...

Bruno

Villois

Il nuovo lockdown è decollato, mentre la visione politica di un futuro di breve e medio termine non è stata neppure abbozzata. Governo, maggioranza e opposizione tergiversano e neppure il piano per utilizzare le immense risorse del Recovery Fund è stato ipotizzato. Intanto le entrare pubbliche languono e i cosiddetti ristori corrispondono sì e no a un terzo di quanto sarebbe necessario per compensare le perdite per le chiusure ed evitare una pandemia di default. Sarebbe opportuno che il governo si concentrasse su un progetto Paese cadenzato a 3-5-10 anni, ovvero nell‘immediato per il dopo Covid-19 e nel medio termine per risalire la china dopo oltre 20 anni di crescita del Pil, in rapporto ai partner europei, inferiore di oltre 1,2-1,5 punti all’anno (nel dopo pandemia 2-3). La politica italiana non vuole o forse non sa dire perché si sia perso tanto terreno. Eppure sarebbe semplice farlo se si avesse il coraggio di dichiarare il completo fallimento della politica socio-economica di ogni governo succeditosi negli ultimi 20 anni. Tra i motivi, gli insignificanti investimenti in modernizzazione fisica e virtuale, la ridicola spending review, l’assenza di politica industriale. Sarebbe bastato puntare sul filone innovation technology; favorire la ricerca di imprese e università valorizzando i brevetti e applicando una totale detassazione degli investimenti finalizzati e del capitale conferito nelle aziende; puntare sulla realizzazione di una piattaforma made in Italy del comparto agroalimentare nel quale non siamo secondi a nessuno; mantenere italiano il settore del fashion, invece di farcelo soffiare dai transalpini. Adesso possiamo puntare solo sull’agroalimentare.