di Davide Gaeta

L’agroalimentare italiano vale oltre 530 miliardi, il 25% del Pil, offre lavoro a 3,6 milioni di addetti grazie all’attività di 740mila aziende agricole, 70mila industrie alimentari, e oltre 330mila realtà della ristorazione e 230mila punti vendita al dettaglio. L’emergenza Covid ha tagliato 24 miliardi di consumi alimentari degli italiani nel 2020 per effetto del crollo del canale della ristorazione che non viene compensato dal leggero aumento della spesa domestica.

È quanto emerso da una analisi della Coldiretti sulla base dei dati Ismea. Finita la breve fase di acquisti “di scorta”, la spesa alimentare degli italiani si è ridotta del 10% rispetto allo scorso anno tornando indietro di dieci anni su valori del 2010. La chiusura durante il lockdown ha punito severamente la ristorazione (-40%), specie nelle grandi città, per lo smart working e le difficoltà del turismo, specie straniero.

Molto importante per questo sarà il bonus filiera Italia per 600 milioni di euro, varato nel Dl Agosto che prevede per gli esercizi di ristorazione che abbiano subito una perdita di fatturato uno specifico finanziamento a fondo perduto per l’acquisto di prodotti di filiere agricole, alimentari e vitivinicole da materia prima italiana. Oltre che favorire gli acquisti dop e igp nella ristorazione, porterà trasparenza estendendo anche ai ristoranti l’obbligo di indicare nei menù l’origine degli alimenti. Favorendo le vendite potrà aiutare, con le provvigioni, la preziosissima categoria dei rappresentanti, troppo trascurati dal Governo. Ma al sistema agribusiness serve anche ridurre i costi dei trasporti e sbloccare le infrastrutture per migliorare i collegamenti con la rete di aeroporti, treni e cargo. In questo contesto l’opportunità offerta dalle risorse del Recovery Fund potrebbero servire per sostenere la competitività del sistema.

davide.gaeta@univr.it