di Achille Perego

Una rete elettrica sicura, efficiente, tecnologica e green. Come è green da sempre l’elettricità e lo diventa doppiamente – si pensi al suo utilizzo per la mobilità – se prodotta da fonti rinnovabili. E investire nelle infrastrutture sarà uno dei motori della ripresa post-Covid dell’Italia. Protagonista in questo scenario di crescita è e vuole essere Terna, l’operatore che gestisce quasi 75mila chilometri di linee elettriche nazionali in alta tensione.

"Gli investimenti che metteremo in campo nei prossimi cinque anni – esordisce Stefano Donnarumma, milanese, classe 1967, ingegnere meccanico, al timone di Terna dallo scorso maggio – rappresentano un formidabile volano per la ripresa e porteranno benefici a tutti gli italiani. È fondamentale quindi agire oggi per consegnare alle prossime generazioni un sistema elettrico sempre più affidabile, efficiente e decarbonizzato. Il Piano nazionale integrato energia e clima traguarda già al 2030 obiettivi che prevedono l’adozione di energia elettrica da fonti rinnovabili oltre il 55%, un importante passo in avanti verso il traguardo di ‘zero emissioni’ nel 2050. Un fine, questo, imprescindibile, alla base di qualsivoglia ragionamento relativo alla sostenibilità ambientale".

Come si compie questo percorso?

"Accompagnando la Transizione Energetica con investimenti abilitanti che trovano in Terna il loro naturale regista quale gestore della rete nazionale di trasporto dell’energia elettrica. Interventi essenziali soprattutto per supportate l’uso delle energie rinnovabili e la loro fruizione lungo tutta la Penisola. Noi siamo un Paese particolare, dove il sole e il vento caratterizzano un Sud meno energivoro e viceversa sono più assenti al Nord dove viene richiesta maggiore energia".

Quindi?

"È necessario trasportarla dal Sud al Nord, dalle isole al continente con collegamenti – come quelli previsti dal nostro Piano Industriale – che creino una rete elettrica a maglia, decarbonizzando e immettendo energia da fonti rinnovabili. Questa è la nostra missione".

Quanto è importante investire in infrastrutture?

"Fondamentale. E non mi riferisco solo a quelle relative al comparto elettrico, ma anche a quello idrico o del gas. Sapendo che 1 miliardo investito in infrastrutture produce un effetto di quasi 3 miliardi sul Pil e, nella minore delle ipotesi, almeno un migliaio di nuovi posti di lavoro. Non solo. Colmare il gap infrastrutturale del Sud consentirà non solo di migliorare la qualità dei servizi offerti ma anche di favorire investimenti provenienti dall’estero".

Investire nelle reti significa crearne di nuove?

"Non solo. È determinante anche rendere sempre più resilienti quelle esistenti utilizzando e applicando nuove tecnologie. Il nostro Piano destina 2,5 miliardi di euro per aumentare la sicurezza della rete, migliorarne la gestione e l’equilibrio e introdurre tecnologie capaci di prevedere, prevenire ed evitare disservizi a partire da quelli prodotti da eventi climatici sempre più aggressivi".

L’Italia può essere protagonista del nuovo mercato dell’energia green?

"Può diventare l’Hub energetico del Mediterraneo essendo il nostro Paese interconnesso non solo con i Paesi esteri confinanti (Francia, Austria, Svizzera e Slovenia) ma anche con i Balcani (è previsto il raddoppio dell’attuale collegamento con il Montenegro), la Grecia e Malta (questa è l’interconnessione in corrente alternata via cavo sottomarino più lunga del mondo) e prospetticamente nei prossimi anni anche con la Tunisia. Un corridoio energetico che dal Nord Africa potrebbe arrivare fino alla Germania".

Il futuro sarà anche quello di un’Italia sempre importatrice di energia?

"L’Italia ha una grande opportunità che deriva non solo dal suo posizionamento geografico ma anche dal grande know how. Gli scenari energetici dei prossimi anni sono imprevedibili perché bisogna mettere insieme sia fattori esogeni sia le politiche dei diversi Paesi europei. La transizione energetica potrebbe portarci in futuro a essere sempre meno importatori, in determinate occasioni esportatori e diventare un Hub attraverso il quale passi l’energia non prodotta e non consumata in Italia".

Saremo capaci di vincere la sfida della transizione energetica?

"L’Italia è allineata rispetto agli obblighi di periodo europei e nel 2018 aveva già una copertura dell’elettricità da fonti rinnovabili del 34%. Non siamo messi male ma quello che deve preoccuparci è la fotografia tra dieci anni. Nel Sud Italia, dove c’è la maggior copertura fotovoltaica, siamo a 7-8 gigawatt. Nel 2030 dovremo superare i 20-21. Questo significa che adesso bisogna trovare il modo di raddoppiare la velocità aumentando e diversificando gli interlocutori e gli investitori, sapendo che Terna, ma anche le altre aziende infrastrutturali, sono attrattive per gli investitori esteri e non a caso si sono mostrate più resilienti anche durante questo anno flagellato dal Covid-19".