di Davide Gaeta

È arrivato quasi all’alba del 21 ottobre il via libera dei ministri Ue all’Agricoltura a una posizione comune sul pacchetto di riforme della nuova Politica agricola comune che entrerà in vigore dal 2023 al termine di due anni di periodo transitorio. Obiettivo dichiarato: tenere maggiormente conto delle sfide ambientali e climatiche. Per questo è stata inserita una misura che potrebbe rivelarsi una pietra miliare per il sistema agro-alimentare europeo: ogni Stato dovrà destinare almeno il 20% dei finanziamenti del primo pilastro della Pac (gli aiuti diretti) per politiche verdi. Attraverso i cosiddetti eco-schemi saranno finanziate le attività che includono pratiche come l’agricoltura di precisione, digitale, gli interventi agroforestali e l’agricoltura biologica. Altra positiva novità viene introdotta la “condizionalità sociale” che chiede il rispetto delle giuste regole di diritto del lavoro. Verranno chiusi i rubinetti dei finanziamenti europei a chi non applica i contratti ed esercita sfruttamento e concorrenza sleale.

Vengono così recepiti i grandi temi del Green Deal europeo: una strategia di crescita che mira a trasformare l’UE in un’economia prospera, competitiva ed efficiente in termini di risorse. Sebbene tutti gli agricoltori siano concordi, il vero tema è l’aumento dei costi che questi obiettivi determinano; fondamentale saranno quindi le misure di compensazione che devono essere messe in campo. Protezione dei prodotti europei da Paesi Terzi che non rispettano i nostri standard, comunicazione al consumatore per ridurre ogni asimmetria informativa, sostegno mirato alla produzione per affrontare la transizione verde, maggiore attenzione al monitoraggio dei resultati ottenuti e soprattutto investimenti in ricerca, innovazione ed aggiornamento professionale.

Davide.gaeta@univr.it