Ventisei stabilimenti in Italia, tre negli Stati Uniti e uno in Cina. La «Fratelli Beretta» continua l’espansione all’estero e dopo il successo sul mercato statunitense (120 milioni di fatturato con l’obiettivo di arrivare a 200 entro un paio d’anni) si studiano altre opportunità. «La nostra famiglia è grande e il mondo è grande. dice il Ceo Alberto Beretta (sopra nella foto tonda), non so ancora dire dove continueremo la nostra espansione. Le posso solo dire che la parola espansione è nel nostro dna e quindi è scontato che andremo alla conquista di nuovi mercati».

L’avventura internazionale è partita molti anni fa negli Stati Uniti, non si è fermata al continente americano e ha raggiunto l’Asia. È proseguita attraverso la joint-venture con il colosso cinese Yurun tra il 2005 e il 2007, che ha consentito a Beretta di mettere le basi anche nel grande mercato cinese. Sette anni fa venne inaugurata una fabbrica a Ma’anshan, a circa 300 chilometri da Shanghai, completamente dedicata alla produzione della salumeria all’italiana. La prima unità produttiva di Beretta nel mondo venne acquisita nel 1997 nel New Jersey (USA) a South Hackensack, uno stabilimento dedicato alla produzione di salami, coppe, pancette, mortadelle e bresaole. Il sito oggi è affiancato da altre due unità produttive a Fresno, in California e il più recente (2015) a Mount Olive nel New Jersey.

I tre stabilimenti americani producono prosciutto crudo, salame, coppa, mortadella, bresaola e pancetta ed impiegano quasi 300 dipendenti. Il marchio Beretta è presente nelle principali catene americane e, attraverso i distributori, nei maggiori ristoranti del Paese. Beretta è presente negli Stati Uniti anche attraverso l’importazione di alcuni prodotti DOPIGP, fra i quali il Prosciutto di Parma, il Prosciutto di San Daniele e dall’anno scorso anche con il prosciutto di Carpegna.

«Quello del prosciutto di Carpegna – spiega il capoazienda Alberto Beretta – è il lavoro della formica. Stiamo parlando di un prodotto di altissima qualità. È la nostra bandiera, ci permette di entrare nei posti più importanti, e di essere un punto di riferimento. Bisogna riconoscere che ci ha dato una grossa mano anche la catena Eataly di Farinetti che lo ha fatto conoscere e lo ha valorizzato».

Non solo hamburger, quindi. Gli americani hanno cominciato ad apprezzare anche i buoni salumi italiani?

«Direi proprio di sì, sempre di più. Il salume italiano ha fatto breccia nel mondo, non solo in America. Negli Stati Uniti ci conoscono e ci apprezzano da tempo. Nel 1997, quando abbiamo portato qui il prosciutto di Parma, erano altri tempi, le prime volte facevamo persino fatica a spiegare come andava mangiato. Adesso i salumi sono sulle tavole degli americani. Abbiamo firmato un accordo triennale di sponsorizzazione al Madison Square Garden di New York, l’arena più famosa del mondo, con 300 eventi all’anno e un milione di transiti di persone ogni giorno, ma non li abbiamo cercati noi, ci hanno chiamato loro. Il nostro marchio è molto visibile, vendono i panini al prosciutto Beretta che riscuotono un grande successo fra il pubblico. C’è tanta voglia di prodotti italiani, a patto che siano davvero prodotti di qualità con un brand credibile e affermato, come il nostro».

I dazi di Trump non vi hanno danneggiato?

«Producendo là e avendo l’importazione di DOP che non sono toccati dai dazi direi di no. I dazi hanno colpito solo alcuni prodotti, ad esempio dei prosciutti cotti che esportavamo. Nel nostro business complessivo ci toccano poco, ma ci dispiace molto perché io sono per il libero commercio».

Giuliano Molossi