Tra le eccellenze del nostro sistema agro-alimentare, addirittura trascurato rispetto alla fondamentale valenza anche salutistica del suo apporto nella dieta alimentare, il latte per quasi la metà degli italiani (49,5%) è tra i prodotti caseari con una frequenza di consumo più elevata, insieme a Parmigiano Reggiano, Grana Padano e mozzarella. Eppure i trend in Italia non sono in aumento, almeno per il suo consumo diretto. La ragione è legata per lo più al cambiamento strutturale delle abitudini della prima colazione che, secondo Assolatte, si riduce per molti di noi sia nel tempo che nella quantità consumata; 125 grammi giorno (circa due bicchieri) quando gli esperti ne raccomandano il doppio. Nel totale dell’anno siamo ampiamente battuti dagli scandinavi (in Italia circa 56 litri, con poco meno della metà fresco e il resto a lunga conservazione contro gli 80-90 litri dei consumatori europei e gli oltre 100 litri degli Usa). Nella classifica altri Paesi, come la Svizzera, Grecia, Romania e Francia, si posizionano sopra all’Italia. Tradotto in spesa corrente spendiamo circa 60 euro al mese per il settore lattiero caseario, contro gli oltre 90 euro della carne, ed i 75 euro di pasta e cereali.

Ragionando invece sul comportamento al consumo si nota una crescente attenzione del consumatore ai problemi legati all’assorbimento del lattosio, motivo dell’intolleranza al latte. Eppure la filiera lattiero-casearia italiana è un pilastro fondamentale del nostro agribusiness. Con un valore infatti di circa 15 miliardi di euro, di cui 2,7 di export e con oltre 50 formaggi DOP, si colloca così tra primi posti in quanto a qualità del prodotto. Merita quindi tutto il sostegno possibile per una importante campagna di promozione e valorizzazione nel mondo.

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