Tommaso Edoardo Frosini, ordinario di Diritto Pubblico Comparato all’Università Suor Orsola Benincasa
Tommaso Edoardo Frosini, ordinario di Diritto Pubblico Comparato all’Università Suor Orsola Benincasa

La sfida all’innovazione passa dall’Italia. Anche in un momento delicato come quello attuale in cui la diffusione e propagazione del Coronavirus sembra mettere in ginocchio la nostra economia. La necessità di ricorrere a piattaforme di smart working e di e-learning, infatti, hanno evidenziato ancor di più l’esigenza di avere reti di connettività a banda ultralarga a prova di futuro e capaci di superare il digital divide del Paese. Nell’ambito del Piano di sviluppo di internet, in coerenza con l’Agenda Europea 2020, il governo italiano, infatti, potrebbe varare degli incentivi a favore dei cittadini che intendano attivare per la prima volta servizi di connettività ad altissima capacità di trasmissione aprendo le porte a quella che viene definita la Gigabit Society. Incentivi che potrebbero arrivare sotto forma di voucher e per i quali al Ministero dello Sviluppo economico sono stati già assegnati 1,3 miliardi di euro. Una cifra importante che, secondo il professor Tommaso Edoardo Frosini, ordinario di Diritto Pubblico Comparato presso l’Università Suor Orsola Benincasa di Napoli e vice presidente del CNR, potrebbe contribuire "in maniera decisiva al recupero del gap digitale del nostro Paese rispetto alla media europea, purché – mette in guardia – tali voucher finanzino le tecnologie più performanti e non quelle già obsolete".

Professor Frosini, il nostro Paese è in grado di fornire reti di connettività ultraveloce anche ai privati?

"L’Italia sta finalmente iniziando a recuperare in termini di disponibilità di reti ultra broadband me è in forte ritardo sull’adozione delle stesse da parte dei cittadini. Lo Stato dovrebbe favorire l’evoluzione

delle infrastrutture e semplificare quei sistemi operativi in grado di garantire l’accesso alla banda ultralarga".

E questo come può avvenire?

"Sostenendo i cittadini e le imprese ad avere sempre più la possibilità di garantirsi sistemi di accesso alle rete ultraveloci. Oggi la cittadinanza è elettronica oppure non lo è affatto. Chiunque per avere un documento, per attivare un procedimento deve passare da Internet, ma se la rete non è sufficientemente veloce rischia di riportarci indietro all’età della pietra, all’invio postale. I costi di accesso alle reti a banda ultralarga non possono essere sostenuti, solo ed esclusivamente dai privati, come hanno capito alcuni Stati europei".

Ad esempio?

"In Europa c’è una ‘mission’ Gigabite society che si pone l’obiettivo di consentire un’espansione e una diffusione delle reti a banda ultralarga e questo per favorire l’idea stessa di Unione europea che passa attraverso la facilitazione dei rapporti tra cittadini, amministrazioni pubbliche e Stati. Grecia e Regno Unito hanno varato strumenti di finanziamento a fondo perduto. Mentre in Finlandia ci sono sistemi che facilitano l’accesso dei cittadini a internet veloce".

E l’Italia cosa potrebbe fare per garantire ai cittadini la velocità massima disponibile?

"La proposta più interessante è sicuramente quella dei voucher. Il fondo già assegnato al Ministero dello Sviluppo Economico da 1,3 miliardi di euro si potrebbe trasformare in voucher del valore massimo di 300 euro per le persone fisiche, di 3mila euro per le piccole-medie imprese e di 5mila euro per scuole e centri per l’impiego che chiedano l’attivazione di connessioni mediante la fibra ottica, l’unica che garantisce la velocità di un gigabit al secondo ed è a prova di futuro".

Altrimenti il rischio è quello di tecnologie già obsolete?

"Esatto. La proposta dei voucher è molto interessante e molto praticabile. Un finanziamento da spendere direttamente con l’operatore che fornisce il servizio. Questo consentirebbe una mappatura più precisa e nello stesso tempo consentirebbe un minore aggravio per il soggetto pubblico. L’importante è non ripetere gli errori del passato".

A cosa si riferisce?

"A quanto accadde quando fu finanziato l’acquisto dei decoder per sostenere il cambio della tecnologia dei televisori. All’epoca ci fu un po’ di confusione. È vero che lo Stato metteva dei fondi a disposizione ma, ogni Regione provò a normare diversamente. Nacquero conflitti e contenziosi. Insomma, quel passaggio, sicuramente importante per il Paese, non venne gestito al meglio. Ecco oggi il ricorso al voucher, invece, può diventare un sistema più trasparente ed efficace attraverso il quale consentire l’accesso alla rete più immediata e veloce possibile. E in questo potremmo diventare per l’Europa un modello di emulazione su come recuperare un ritardo tecnologico".

E l’Italia può farlo?

"Sì, tutto dipende dal modo in cui verrà scritta la norma. Dobbiamo pensare alla tecnologia più avanzata, tenendo conto che questa progredisce nel tempo. Dovremmo arrivare a una legge “prospettica”, in cui necessariamente si fotografa la situazione delle tecnologie del momento, ma che già prevede possibili adeguamenti in funzione delle trasformazioni future delle tecnologie stesse. In

quest’ottica ancorare l’incentivo ad una velocità minima di trasmissione di almeno un Gigabit al secondo potrebbe essere un buon modello. Insomma una sfida all’innovazione nell’innovazione".