di Andrea Telara

Nuovi servizi, nuove competenze e innovazione digitale. È il mix di ingredienti che imprese italiane, comprese quelle piccole e medie (pmi) vogliono utilizzare per la ripartenza dopo la pandemia del Covid-19, nella speranza che non arrivi una seconda ondata del virus (nella foto, il lavoro in fabbrica durante il Covid-19). A testimoniarlo sono i dati di Unioncamere che ha realizzato un approfondimento sulla situazione delle imprese dopo l’emergenza sanitaria.

"Per fare fronte alla crisi nei prossimi sei mesi – scrive Unioncamere – le imprese metteranno in campo azioni di reskilling del personale già presente in azienda" cioè una ridefinizione delle competenze dei dipendenti. Secondo gli autori del report, questa volontà dichiarata dalle aziende è la testimonianza che, "fra le conseguenze immediate della pandemia Covid-19, vi sarà un’ulteriore accelerazione del processo di riconversione e rafforzamento del capitale umano, per favorire l’allineamento alle nuove forme organizzative del lavoro". Tale cambiamento si manifesterà soprattutto attraverso un’accelerazione dei processi di digitalizzazione, "puntando maggiormente su quegli ambiti che si sono rilevati strategici nella gestione dell’emergenza".

Dopo che mezza Italia ha provato lo smart working, cioè il lavoro agile e a distanza che consente di operare da casa senza andare in ufficio, per Unioncamere le aziende si mostrano oggi interessate all’adozione di soluzioni e servizi digitali in modo da svolgere in maniera innovativa diversi tipi di attività.

C’è bisogno per esempio di una diversa organizzazione del lavoro e un differente svolgimento delle relazioni con i clienti e i fornitori; oppure bisogna creare reti digitali integrate, favorite anche da una maggiore diffusione dell’ormai gettonatissimo cloud computing: un insieme di applicazioni oggi sempre più diffuse nella businesscommunity che permettono di elaborare, archiviare e memorizzare dati attraverso l’utilizzo di risorse distribuite sul web. Le imprese italiane si mostrano però interessate anche a soluzioni e servizi che consentano negli uffici e nelle strutture aziendali la navigazione in rete ad alta velocità e la diffusione dell’IoT (internet of things). Quest’ultima è un’altra tecnologia emergente che consente di collegare alla rete oggetti reali (come per esempio i macchinari o le stampanti) comandandoli a distanza o facendoli "dialogare" tra loro, attraverso l’invio e lo scambio di informazioni. La speranza è dunque che l’emergenza Covid-19 sia un’opportunità per dare una spinta all’innovazione del nostro sistema produttivo e industriale.

I dati di Excelsior-Unioncamere sono interessanti visto che attualmente ben il 74,9% delle imprese dichiara l’intenzione di investire in futuro nel digitale, una quota ben più alta rispetto al 68,3% di aziende che ha già fatto investimenti di questo genere prima dell’arrivo della pandemia. A parte queste intenzioni di medio termine, però, nel breve periodo le preoccupazioni delle aziende sono ancora concentrate sull’emergenza sanitaria e sulla tutela della salute dei dipendenti, con tutti i servizi e le attività che ne derivano. Circa l’82% delle società interpellate nell’indagine hanno dichiarato infatti di "adoperarsi per l’adozione di strumenti atti a garantire il rientro in sicurezza dei lavoratori". Una quota elevata di aziende sostiene di prestare "attenzione all’adozione di protocolli di sicurezza sanitaria" (55,7%), alla formazione del personale sui dispositivi di protezione individuale (49,7%). È pari invece al 19% la quota di imprese che dichiara di preoccuparsi di avere nell’organico un responsabile della prevenzione contro il Covid-19, "anche a seguito degli adempimenti normativi previsti per la riapertura". Infine, non è trascurabile il numero di società (20% circa) che intendono attuare un ripensamento degli spazi nelle proprie fabbriche e nei propri uffici per garantire il rispetto del distanziamento sociale.

Guardando a ciò che è successo durate le difficili settimane del lockdown, Unioncamere ha rilevato invece che soltanto 180 mila imprese (il 13,1% del totale) non ha subito contraccolpi produttivi e perdite economiche significative per la pandemia, mentre gli effetti di questa crisi hanno reso particolarmente difficile l’orizzonte di business della stragrande maggioranza delle imprese. Quasi 1,2 milioni di aziende (l’85% del totale di tutte le realtà con almeno 1 dipendente) non ha potuto ancora assorbire le ripercussioni della crisi e circa la metà (580 mila) si attende di poter superare questo difficile passaggio soltanto a partire dai primi mesi del 2021.