BOLOGNA

UN GIGANTE mondiale per portare l’asso delle biglietterie e controllo accessi bolognese tra i big del pianeta. «Vogliamo giocare nella Champions League della biglietteria mondiale», promette Luca Montebugnoli, fondatore e presidente esecutivo di Vivaticket. Un anno dopo il delisting, la ex Best Union è stata comprata da Investcorp, un fondo quotato alla Borsa del Bahrein con 22 miliardi di asset investiti, un portafoglio che comprende Dainese e una storia che l’ha visto proprietario, molti anni fa, di Gucci. Montebugnoli, che entrò nel settore a 16 anni, strappando i biglietti di Virtus e Fortitudo negli anni in cui Bologna era Basket City, resterà azionista al 7% della sua creatura, fondata nel 1999. E conta, nei prossimi tre anni, di vederla triplicare i ricavi, che nel 2018 ammontavano a 54 milioni e quest’anno arriveranno a 65 grazie al lavoro di 440 dipendenti a tempo pieno.

Montebugnoli, perché questa operazione?

«Ho deciso di passare dal 26% al 7% della società – gli altri azionisti erano Giuseppe Camillo Pilenga (P4p), Stefano Landi (Girefin) e il fondo Bcp – per permettere un’ulteriore fase di crescita che sarà resa possibile dagli ingenti mezzi che Investcorp metterà a disposizione di Vivaticket per effettuare diverse acquisizioni nel mondo».

I dirigenti resteranno gli stessi?

«Tutto l’attuale top management rimane confermato nelle stesse posizioni e con le stesse deleghe: io come presidente esecutivo e gli ad Silvano Taiani e Luana Sabattini. Noi tre guideremo la fase di crescita. In cda, a noi tre si uniranno quattro componenti di Investcorp, privi di deleghe esecutive».

Quando ha fondato la società puntava a raggiungere il miliardo di lire di fatturato. Ora la prende in mano un colosso. Un po’ non le dispiace perderne il controllo, almeno a livello di azionariato?

«Io sono contentissimo: guiderò la fase di crescita, che ha come obiettivo poter competere tra i primi tre player del mondo. Noi oggi siamo tra i primi dieci, è il momento di arrivare tra i primi tre: servono spalle ancora più robuste. Il fatto che il fondo abbia vincolato l’attuale management dimostra la bontà delle nostre scelte e la qualità delle risorse che lavorano in Vivaticket».

Che risultati dovete ottenere per arrivare tra i primi tre operatori mondiali?

«Come numeri, bisogna arrivare fra i 180 e i 200 milioni di euro di ricavi, con un 16% di Ebitda e un utile netto molto significativo».

In pratica, volete triplicare il vostro giro d’affari. In quanto tempo?

«Vorremmo farlo entro tre anni».

Quanto rimarrà il fondo?

«Non c’è una exit prefissata nel contratto, di solito questo fondo si ferma 7-10 anni. Entra sempre con un obiettivo: portare alla leadership mondiale le società. Fino a quando non sono leader mondiali non esce».

Come pensate di crescere?

«Vogliamo consolidare ulteriormente il mercato mondiale della biglietteria con una crescita organica a due cifre e una crescita per linee esterne coerente con la nostra storia: in otto anni abbiamo fatto 13 acquisizioni».

Al di là dei numeri, cosa serve nel vostro settore per arrivare ai vertici?

«Serve tanta innovazione tecnologica e servono dei commerciali ambiziosi quanto il progetto della società».

Nello specifico, quali innovazioni?

«Sostanzialmente tre: il fintech nel processo di acquisto e vendita, il riconoscimento facciale come sistema di controllo accessi e la vendita di servizi integrati rispetto al biglietto. Servizi come parcheggi, food&beverage e merchandising».

E i dipendenti?

«Noi assumiamo: negli ultimi due anni abbiamo assunto 30 persone solo in Italia e cerchiamo ancora oggi sviluppatori software e commerciali».

Quali sono state le vostre ultime ‘conquiste’?

«Le biglietterie e il controllo accessi del River Plate, la Buenos Aires Arena (la seconda più importante di tutto il Sudamerica) e la Figc, che significa tutte le squadre nazionali italiane di calcio. Gli Azzurri, per intenderci. Dopo aver gestito Expo 2015, gestiremo noi Expo Dubai 2020. Abbiamo già preso Faber Group: è il sistema di trasporti per cui da Singapore si raggiunge l’isola di Sentosa. In futuro vorremmo anche qualche squadra della Serie A americana».