GAZOLDO DEGLI IPPOLITI (Mantova)

Il gruppo Marcegaglia è un biglietto da visita della manifattura italiana sul quale sono scritti questi numeri: 5,5 miliardi di euro fatturato, 6.600 dipendenti, 60 unità commerciali, 28 stabilimenti per 6,2 milioni di tonnellate di acciaio lavorate ogni anno. La pandemia da Coronavirus ha colto il gruppo guidato da Emma e Antonio Marcegaglia mentre maturava una scelta importante: partecipare alla gara per l’acquisizione delle acciaierie di Terni (Ast) messe in vendita dal gruppo Thyssen. "È un’acquisizione strategica e trasformativa", la definisce Emma Marcegaglia. Capace, cioè, di mutare la natura del gruppo, controllato interamente dalla famiglia, fondato nel 1959 da Steno Marcegaglia e portato a essere il leader mondiale nella trasformazione dell’acciaio. "Noi siamo trasformatori – spiega l’imprenditrice – ma non produttori di acciaio. Se dovessimo acquisire Ast, per la prima volta nella nostra storia, diventeremmo anche produttori della materia prima. Le valutazioni da parte di Thyssen è in corso e la riservatezza è d’obbligo, ma la scelta di partecipare dice molto sulla fiducia che nutriamo, non solo nelle nostre capacità, ma anche nel sistema industriale italiano".

La holding ha organizzato l’attività in tre società che rappresentano i core business: Marcegaglia Carbon Steel (trasformazione di acciai al carbonio), Marcegaglia Specialties (per le attività nell’acciaio inossidabile e trafilati) e Marcegaglia Plates (per la manifattura di lamiere da treno). Gli stabilimenti italiani, oltre al quartier generale di Gazoldo degli Ippoliti, nel Mantovano, sono radicati principalmente in Lombardia (Cremona, Bergamo, Lecco, Milano...) e in Emilia-Romagna tra Ravenna (strategica per il porto) e Forlì ("Mio padre la chiamava l’università mondiale dei tubi in acciaio"). La presenza internazionale fa il giro del mondo: Polonia, Russia, Colombia, Turchia, Messico, Qatar e Stati Uniti, oltre ai paesi dell’Unione europea, il mercato domestico. "L’impatto del Coronavirus si è fatto sentire, ovviamente, anche da noi. La flessione, però, si annuncia più contenuta rispetto ad altri settori e ci ha insegnato una cosa – prosegue Emma Marcegaglia –. Ci ha fatto vedere quanto siamo stati bravi in agilità e resilienza. Tutti, siamo stati bravi, le nostre persone sono state brave: si fermava il mercato estero e tirava quello italiano? Pronti a produrre più prodotti di un certo tipo piuttosto che altri. Cambiava il mercato rapidamente? Pronti a cambiare anche noi. Un’esperienza straordinaria che ci rende orgogliosi, anche perché dimostra che la cultura d’impresa non è una formula vuota e che i valori, la storia, la comunità che sta dietro a ogni azienda, sono quelle che fanno la differenza. Vale per il gruppo Marcegaglia, ma non solo".

p. g.