Alessandro Giglio, fondatore, presidente e principale azionista del gruppo che porta il suo nome
Alessandro Giglio, fondatore, presidente e principale azionista del gruppo che porta il suo nome

Un «abilitatore» delle aziende per entrare nel grande mondo digitale. E quindi dell’e-commerce. Alessandro Giglio presidente, fondatore e principale azionista, definisce così la società che porta il suo cognome (Giglio Group), nata nel 2003 e da marzo 2018 quotata al segmento Star di Borsa Italiana. Una realtà innovativa che facilita e spinge la crescita di «un binomio esplosivo: la potenzialità del digitale unita a quella di un brand come il made in Italy».

Dire Giglio oggi significa parlare di un gruppo che nel 2018 (ultimi dati approvati ma si guarda con fiducia, in termini di ulteriore incremento, ai risultati del 2019 che saranno comunicati al mercato nelle prossime settimane) ha realizzato un Gmv (il valore del transato) pari a 86 milioni con un balzo del 48% rispetto all’esercizio precedente. In crescita del 27% a 39 milioni anche i ricavi con un ebitda di 1,2 milioni. «L’e-commerce – racconta Giglio – è un settore in continua crescita. Uno sviluppo proporzionale alle abitudini delle persone che quando sperimentano un’esperienza d’acquisto che consente flessibilità di orari, facilità d’accesso a una varietà di prodotti infinitamente maggiore rispetto al commercio tradizionale e la comodità di vederseli consegnati a casa, difficilmente tornano indietro».

Gli acquisti online – che dai 2.875 miliardi di dollari del 2018 saliranno a 4.035 nel 2022 – già oggi hanno superato in Cina e Stati Uniti quelli «fisici». In Europa, ma soprattutto in Italia, siamo ancora un po’ in ritardo. Ma quanto indietro? «Il made in Italy vende con l’e-commerce nel mondo circa l’8-9% del totale rispetto a una media del 20% nel mercato del largo consumo confezionato. Esiste quindi uno spazio di crescita del 12%, che in numeri equivale a un punto di Pil». Non avere ancora occupato questo spazio è riconducibile a più cause. L’essere partiti in ritardo con l’e-commerce, lo sviluppo più lento delle autostrade digitali (banda larga) e la cultura che in alcuni casi caratterizza le aziende familiari italiane. «Ma di mese in mese – avverte Giglio – arrivano segnali positivi. Percepiamo una sensibilità e un’attenzione molto forte sulle potenzialità del binomio digitale-made in Italy. E quindi per settori di eccellenza come la moda, il design e il food, quello che ha maggiori potenzialità di crescita».

Una crescita che il digitale rende più rapida e meno costosa (difficilmente si potranno vedere tutte le firme della moda italiana nelle vetrine di una via di una città dell’Azerbaigian!) consentendo una capillarità di presenza nel mondo e avendo un partner unico come Giglio anche un’ottimizzazione del magazzino senza dover parcellizzare i prodotti disponibili per singolo Paese ma averli tutti a disposizione in base alla variabile domanda del mercato. Alle aziende che vogliono navigare nel grande mercato dell’e-commerce, Giglio – che opera nel panorama internazionale e in particolare in Europa, Stati Uniti, Russia e Asia-Pacifico – offre chiavi in mano tutto quello che serve.

La creazione di siti di e-commerce e la gestione totale di tutta l’attività: dal marketing ai social media, dal customer care alla logistica fino ai pagamenti. Il posizionamento dei prodotti dei brand nelle vetrine dei principali marketplace del mondo che oltre al gigante Amazon sono ormai circa 200. Ma anche lo sviluppo di progetti avanzati di omnicanalità per integrare i punti vendita fisici con i negozi virtuali. Un team internazionale di professionisti specializzato, strutture logistiche e competenze all’avanguardia tecnologica, aggiunge Giglio, consentono al gruppo di garantire un supporto estremamente efficiente a propri clienti: oltre 100 brand che a breve aumenteranno con il lancio in corso delle griffe Stefano Ricci e Trussardi.

Un mercato dalle enormi potenzialità è quello cinese – che da solo assorbe il 30% delle vendite del lusso nel mondo – dove Giglio, oltre a disporre di due strutture logistiche, una a Hong Kong e una a Shenzhen e ad avere ottenuto dal governo di Pechino l’ICP License che consente di poter operare sul web, può contare su oltre 180 milioni di utenti attivi sui propri canali social e video utilizzati per la comunicazione e il marketing. Canali che Giglio ha deciso di mantenere per la particolarità del mercato cinese mentre il settore media è stata dismesso recentemente in Italia per concentrarsi sul focus dell’e-commerce. Una strategia che fa parte del piano industriale al 2021 che prevede ricavi superiori a 70 milioni di euro, un transato a quota 159 milioni e un Ebitda di oltre 9 milioni.