di Monica Pieraccini

Un gruppo tra i quattro più importanti del mondo nel suo settore, che riunisce 28 aziende dislocate in 18 Paesi del mondo. È Colorobbia, 2mila dipendenti, che il prossimo anno celebrerà i cento anni di attività. Un’azienda storica, con sede a Montelupo Fiorentino, specializzata nella produzione e distribuzione di materie prime e semilavorati per l’industria della ceramica e del vetro, che ha lanciato sul mercato un sistema innovativo per la depurazione dell’aria, pensato per ambienti domestici, ma anche professionali.

Il prodotto si chiama Brid, il primo certificato anti-Covid: sfrutta le nanoparticelle di biossido di titanio attivate dalla luce visibile Led per distruggere e intercettare tutto quello che è nocivo nell’aria che respiriamo, batteri, muffe e anche i coronavirus. "Il cuore ceramico di questo dispositivo – spiega il presidente dell’azienda, Marco Bitossi – rappresenta la linea di continuità tra la nostra tradizione centenaria e il futuro della tecnologia: dalle maioliche alle nanotecnologie è sempre arte, che scaturisce dalla fantasia e crea innovazione. Senza storia non c’è futuro né innovazione".

Così è nata l’idea di Brid, prodotto diverso da tutti gli altri presenti sul mercato per la specifica tecnologia chiamata Phoebe, messa a punto nel laboratorio di ricerca e sviluppo e brevettata da Colorobbia Consulting. Sfruttando la competenza di Colorobbia nel settore dei materiali ceramici, viene utilizzato il biossido di titano, pigmento bianco che viene ridotto a pochi nanometri. Questa è la base del filtro ceramico, che, grazie all’intervento della fotocatalisi, interagendo con la luce Uv, produce radicali liberi, sostanze che permettono di ossidare gli inquinanti gassosi, distruggere i Voc, cioè i composti organici volatili, e, nel caso di batteri e virus, intaccarne la membrana riducendone la carica batterica. Brid, che è alimentato attraverso un normale cavo elettrico con voltaggio 220, funziona a tre velocità e consuma quanto una lampadina da 40 watt nella funzionalità di massima potenza, ha ottenuto anche l’attestazione di abbattimento del Betacoronavirus nell’aria degli spazi indoor, a seguito di specifici test per il tracciamento del Sars-CoV-2.

Brid è pensato soprattutto per gli ambienti interni dove, secondo gli studi degli esperti, l’inquinamento è maggiore rispetto all’aperto. L’85 per cento dell’inquinamento del nostro pianeta è indoor, dicono le indagini di agenzie governative e istituti di ricerca, ed è proprio negli ambienti chiusi che trascorriamo circa il 90 per cento della nostra vita. Non solo. Secondo i più recenti dati dell’Organizzazione mondiale della sanità, l’8 per cento delle patologie di cui soffriamo, dal più semplice mal di testa, passando per problemi respiratori o psichici, fino a malattie più gravi, sono di origine ambientale. Per questo è importante assicurare la salubrità degli ambienti in cui viviamo tutti i giorni, a partire dalla propria casa. È un tema, questo, che, con lo scoppio della pandemia Covid-19, è tornato al centro dell’attenzione. "Al di là del Covid – ha sottolineato durante la presentazione di Brid alla stampa il virologo Fabrizio Pregliasco – sono moltissime le patologie che possono essere collegate agli ambienti chiusi. Anche virosi respiratorie, le varie forme di Legionella, fino a polmoniti, da ipersensibilità a funghi e microtossine o tubercolosi, traggono la loro origine da ciò che respiriamo negli ambienti confinati". "Queste patologie, che sono tutte influenzate dalla qualità dell’aria dell’ambiente indoor – ha proseguito – possono essere sicuramente legate a una sopravvivenza ambientale di alcuni patogeni, fino al fenomeno più grave di questa correlazione, conosciuta come la sindrome da ‘edificio malato’". Per scongiurare queste situazioni, è importante fare attenzione agli impianti di condizionamento, favorire il criambio d’aria, più volte al giorno, e adottare strumenti innovativi che possano migliorare la qualità dell’aria e dell’ambiente in cui viviamo.