di Giuseppe Catapano

Le soft skill? Ora c’è un’app per scoprirle. L’idea è dell’agenzia per il lavoro e-work, che tra pochi giorni renderà disponibile gratuitamente negli store digitali Apple e Android l’applicazione e-skills: è uno strumento di orientamento al lavoro che permetterà, utilizzando uno smartphone o un tablet, di conoscere meglio le qualità personali e le proprie inclinazioni. L’app offre la possibilità di svolgere un test sulla persona che combina le risposte a quesiti psicoattitudinali (in grado di individuare le soft skill) a un’analisi delle reazioni emotive registrate nel corso del test dalla videocamera del cellulare o del tablet. Ne scaturiscono informazioni da utilizzare nella ricerca del lavoro. "Una novità dalla quale ci aspettiamo molto", l’istantanea di Paolo Ferrario, amministratore delegato di e-work. Com’è nata l’idea? "Il nostro lavoro è fatto di incontri con le persone, da qualche mese non è semplice organizzarne. Spesso la soluzione è costituita da colloqui di selezione a distanza, ma questo non sempre dà la possibilità ai selezionatori di percepire particolarità nei comportamenti e nel modo di rispondere, in modo da inquadrare le soft skill. Da qui l’idea di creare un’applicazione, lo scenario attuale ci ha portato ad accelerare un progetto già in corso". Una risposta alla crisi?

"Una parziale risposta. Non pensiamo possa essere la soluzione, ma il modo per colmare un gap. Smart working, webinar e meeting virtuali hanno rivoluzionato le abitudini, in un contesto che ha fatto emergere con maggiore evidenza l’importanza delle competenze legate alla cosiddetta intelligenza emotiva come la consapevolezza di sé, l’autogestione e la gestione delle relazioni".

Quali saranno i vantaggi dell’utilizzo dell’app?

"Lo strumento è semplice e intuitivo, alla portata di tutti. Partendo da una maggiore conoscenza delle soft skill, ciascun potenziale candidato ha la possibilità di far emergere le proprie qualità e può orientarsi meglio nel raggiungimento dell’obiettivo professionale. D’altro canto le aziende sono sempre più alla ricerca di figure che abbiano capacità trasversali ben definite e devono adeguare i processi di selezione adottando metodologie che siano in grado di riconoscerle in modo veloce ed efficace, riducendo la possibilità di errore. L’applicazione consente di avere rapidamente informazioni utili ai fini di un migliore orientamento".

Com’è cambiato il vostro lavoro in tempo di pandemia?

"È diverso il rapporto con i candidati, ma è soprattutto il mercato del lavoro a essere mutato. C’è stata una notevole contrazione che ha riguardato soprattutto i rapporti a tempo determinato, in particolare in alcuni settori come turismo, ristorazione, sport e spettacolo. Altri, invece, sono in crescita: nella logistica, nella sicurezza e nell’informatica registriamo un incremento di richieste di figure professionali".

È in corso una migrazione da settori in crisi ad altri più in salute?

"Questo processo c’è sempre stato, sono determinanti i percorsi di riqualificazione professionale. Tale attività è centrale nel nostro lavoro, ogni anno organizziamo migliaia di corsi di formazione e la maggior parte riguarda proprio la riqualificazione professionale. Si tratta di mettere le persone nella condizione di non sprecare le proprie abilità".

Il maggiore ricorso allo smart working è un bene o no?

"È la strada giusta da percorrere. Col tempo le aziende italiane impareranno a portare avanti il lavoro agile nella maniera corretta. Sono diversi gli aspetti positivi, come il risparmio di tempo e il minore inquinamento dovuto agli spostamenti ridotti. Bisogna fare in modo che non si perda il contatto tra gli uffici di una stessa azienda e con gli interlocutori esterni. Ci vuole tempo".

Quali le figure professionali più ricercate in futuro?

"Un anno fa avrei risposto che ci sarebbe stato un boom di richieste per gli operatori di cucina. Oggi non è più così e l’orizzonte non può superare il breve periodo: information technology e cyber-security sono i settori più in fermento".