Domenica 21 Luglio 2024

Il clima preoccupa i produttori, meno mele la prossima stagione

Le vendite a maggio a quota 178.200 tonnellate, + 3%

Il clima preoccupa i produttori, meno mele la prossima stagione

Il clima preoccupa i produttori, meno mele la prossima stagione

Dopo le gelate tardive sofferte in aprile, il maltempo non ha dato tregua nelle principali aree di produzione di mele, portandosi dietro preoccupazioni per la qualità e affiancate al calo di produzione per la prossima stagione, soprattutto in Trentino Alto Adige. Gli ostacoli climatici rappresentano un'ennesima sfida che il comparto melicolo italiano ed europeo stanno affrontando e sono stati al centro dell'ultima riunione della stagione del Comitato marketing di Assomela, il consorzio delle organizzazioni di produttori di mele italiani che rappresenta il 75% della produzione nazionale. Assomela - si apprende da una nota - segue con interesse gli sviluppi post elettorali per capire chi saranno i futuri interlocutori a Bruxelles, nuovi o già conosciuti, con i quali affrontare importanti temi che vanno dalla razionalizzazione dell'uso dei prodotti fitosanitari, alla necessità di un coordinamento per l'utilizzo degli imballaggi, alle diverse situazioni di tensione a livello geopolitico, prima tra tutte la crisi sul Mar Rosso. Per quanto riguarda le giacenze di mele italiane, al 1 giugno ammontano a 269.121 tonnellate, uno stock che rappresenta il 14% della produzione conferita nel 2023, in linea con quanto registrato nelle stagioni passate e con i piani di decumulo. Le vendite di mele italiane per il mese di maggio a quota 178.200 tonnellate sono superiori del 3% rispetto alla media degli ultimi cinque anni, favorite dalle temperature non particolarmente primaverili di questo periodo. Le vendite di Golden nel mese di maggio hanno superato del 19% le vendite dello stesso mese dello scorso anno. Il mercato delle varietà rosse e bicolori sta funzionando bene: sono estremamente bassi gli stocks per la Red Delicious, la cui giacenza è di 3.822 tonnellate, inferiore del 57% rispetto allo stock dello scorso anno. Per le Granny Smith rimane in stock solo il 9% della produzione mentre le giacenze di Fuji sono quasi azzerate, con solo il 2% di quanto conferito rimasto in cella.