Il professor Maurizio Del Conte, 55 anni
Il professor Maurizio Del Conte, 55 anni
Tra giugno e ottobre il blocco dei licenziamenti verrà meno: quanti degli attuali cassintegrati rischiano di andare a casa? "Gli effetti del blocco dei licenziamenti prolungato per oltre un anno saranno dolorosi – avvisa Maurizio Del Conte, giurista ed economista del lavoro della Bocconi, ex presidente e ’inventore’ dell’Anpal –. La cassa integrazione ha congelato il mercato del lavoro, mantenendo in essere imprese e rapporti di lavoro a prescindere dalla sostenibilità dei conti economici. A giugno, quando...

Tra giugno e ottobre il blocco dei licenziamenti verrà meno: quanti degli attuali cassintegrati rischiano di andare a casa?

"Gli effetti del blocco dei licenziamenti prolungato per oltre un anno saranno dolorosi – avvisa Maurizio Del Conte, giurista ed economista del lavoro della Bocconi, ex presidente e ’inventore’ dell’Anpal –. La cassa integrazione ha congelato il mercato del lavoro, mantenendo in essere imprese e rapporti di lavoro a prescindere dalla sostenibilità dei conti economici. A giugno, quando inizieranno a esaurirsi i sussidi, ci sarà il redde rationem. Possiamo solo confidare in un forte rimbalzo dell’economia, che consenta un parziale recupero occupazionale. Ma una cosa deve essere chiara: bene che vada, il 2021 vedrà una crescita del Pil pari alla metà di quanto abbiamo lasciato sul terreno nel 2020. Dobbiamo preparaci a gestire un’ondata straordinaria di disoccupazione".

L’ultima previsione di Unioncamere ipotizza oltre 900mila opportunità di lavoro per i prossimi mesi. Come si spiega questa dicotomia?

"Il mercato del lavoro uscirà da questa crisi fortemente trasformato. Più che in base alla età, le opportunità di lavoro si concentreranno su alcune competenze, accelerando una trasformazione già in corso prima della pandemia. Non mancheranno le opportunità di lavoro, ma non per tutti".

Quali strumenti serviranno per gestire la situazione?

"Per favorire le transizioni da una occupazione all’altra, si dovrà rifondare il sistema della formazione professionale. La prima bozza del Recovery plan prevedeva un impegno di quasi due miliardi su questo capitolo, ma senza una idea nuova su come migliorare l’efficacia del sistema formativo. Servono una governance per obiettivi e un raccordo coi reali fabbisogni delle imprese, altrimenti la formazione rischia di diventare un enorme buco nero".

Rimane aperto anche il capitolo delle politiche attive.

"Penso, infatti, che sia un errore rinviare a ottobre la riforma degli ammortizzatori sociali. È urgente collegare le politiche passive di sostegno al reddito con quelle attive di reinserimento lavorativo. Occorre ribaltare la prospettiva: prima l’ingaggio del disoccupato nel percorso di ricollocazione e solo dopo l’erogazione del sussidio, non il contrario come è ora. Basterebbe avere l’umiltà di copiare dagli altri Paesi europei, dove le agenzie per le politiche attive ’assumono’ il disoccupato e gli erogano un reddito per remunerare il suo impegno nel percorso di rafforzamento della occupabilità. Ma occorre farlo subito, prima che gli effetti della crisi occupazionale si trasformino in emergenza sociale".