Nel 2020 in Italia sono andati perduti 464mila posti di lavoro
Nel 2020 in Italia sono andati perduti 464mila posti di lavoro
di Claudia Marin Giorno dopo giorno si tirano le somme dei drammatici effetti economici della pandemia e i bilanci sono sempre più devastanti. L’Italia ha perso nel 2020 oltre 39,2 miliardi di salari e stipendi con un calo del 7,47% sul 2019, il dato peggiore nell’Ue a 27. E questo mentre da Standard & Poor’s Global Rating si fa sapere che nel 2020 sono sei i Paesi che hanno dichiarato fallimento soprattutto per colpa del Covid: un livello record per le insolvenze sovrane, che ha riguardato i default di Argentina, Ecuador, Libano, Zambia, Belize e...

di Claudia Marin

Giorno dopo giorno si tirano le somme dei drammatici effetti economici della pandemia e i bilanci sono sempre più devastanti. L’Italia ha perso nel 2020 oltre 39,2 miliardi di salari e stipendi con un calo del 7,47% sul 2019, il dato peggiore nell’Ue a 27. E questo mentre da Standard & Poor’s Global Rating si fa sapere che nel 2020 sono sei i Paesi che hanno dichiarato fallimento soprattutto per colpa del Covid: un livello record per le insolvenze sovrane, che ha riguardato i default di Argentina, Ecuador, Libano, Zambia, Belize e Suriname (due volte).

L’Eurostat pubblica tabelle sui principali componenti del Pil, i dati sulla massa salariale, secondo i quali l’Italia è passata da 525,732 miliardi nel 2019 a 486,459 nel 2020. Nello stesso periodo in Francia sono stati persi 32 miliardi, ma su una massa salariale più ampia, passata da 930 a 898 miliardi (-3,42%). In Germania sono stati persi dai lavoratori dipendenti appena 13 miliardi su oltre 1.500 (-0,87%) mentre nell’Ue a 27 il calo del monte salari è stato dell’1,92%.

Il dato in Italia è legato al lungo periodo di lockdown deciso dal governo per evitare il contagio all’inizio dell’epidemia e alle altre restrizioni decise successivamente per contenere la diffusione del virus con centinaia di migliaia di posti di lavoro persi (soprattutto tra i lavoratori con contratti a termine) e milioni di persone in cassa integrazione e quindi con buste paga più basse. Il blocco dei licenziamenti e il massiccio utilizzo degli ammortizzatori ha fatto sì che la situazione per i lavoratori dipendenti non fosse peggiore.

Per questo i sindacati chiedono che sia prolungato il blocco dei licenziamenti e che siano messi in campo investimenti per rilanciare l’economia. La massa dei salari in Italia nel 2020 (486,59 miliardi) è inferiore ai livelli 2016 (quando era a 490,6 miliardi) e di fatto azzera la crescita registrata a partire dal 2015. Nello stesso periodo nei maggiori paesi Ue la riduzione è stata minore, mentre in alcuni come l’Olanda si è registrato addirittura un aumento della massa salariale (+3,29%). Un calo paragonabile a quello italiano lo ha avuto la Spagna con 28,37 miliardi di stipendi in meno pari a un calo del 6,44% ma con una riduzione più sostanziosa dell’occupazione. In Spagna nell’anno della pandemia si sono persi quasi 600.000 occupati a fronte dei 464.000 in meno in Italia, dati che non tengono conto delle nuove regole di calcolo secondo le quali chi è in cassa integrazione da oltre tre mesi non è considerato occupato.

Insomma, le "importanti misure di protezione del lavoro e del reddito, prese in questi mesi di pandemia - sottolinea la segretaria confederale della Cgil Tania Scacchetti - non hanno però potuto impedire né la perdita di posti di lavoro, né il calo del reddito dei lavoratori".